Dexter: New Blood, un ritorno da non perdere – Recensione episodio 1

Dexter: New Blood
Dexter: New Blood

Lo abbiamo lasciato con la barba lunga nel freddo nord, lontano dalla assolata Miami che lo aveva visto imperversare con il suo codice di giustizia personale per otto stagioni. Parliamo di Dexter Morgan, l’ematologo forense che nel tempo libero si dedicava a cacciare e uccidere bestie feroci sotto forma umana, killer seriali e non che meritavano di soddisfare il bisogno di sangue del personaggio creato dalla penna di Jeff Lindsay.

Interpretato da Michael C. Hall, reduce quando entrò nel personaggio dal successo di un’altra serie di culto, la bellissima e struggente Six Feet Under, creata dal premio Oscar per American Beauty Alan Ball, Dexter è uno dei personaggi più affascinanti della storia recente della televisione.

Un uomo cresciuto senza morale e senza sentimenti che cerca di integrarsi nella società fingendo di essere uno di noi, un camaleonte che analizza il male contemporaneo secondo un codice etico tutto suo, plasmato dal padre adottivo poliziotto che nel sangue della madre fatta a pezzi da uno spacciatore lo aveva trovato.

Basterebbe questo a far capire la complessità di un carattere che nel corso delle stagioni si è progressivamente arricchito, toccando vette davvero altissime (seguite i consigli di Michael C. Hall su quali sono gli episodi da non perdere), salvo poi avere un calo, anche fisiologico, nelle ultime due stagioni, con un finale che ha lasciato delusi molti dei fan, ma anche gli stessi protagonisti.

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Adesso, otto anni dopo, ritroviamo Dexter dove lo avevamo lasciato, al nord, con un nuovo nome, una vita ricalcata su quella che aveva creato per confondersi in quel della Florida. Dato per morto, non ha potuto fare passi falsi, il “passeggero oscuro” è tenuto sotto controllo, a fatica, ma seguendo una routine che già conosce bene, riesce a restare solo un anonimo commesso di un negozio di caccia e pesca di un paesino sperduto tra boschi e montagne.

Finché… c’è naturalmente un finché, ma non è certamente uno spoiler.

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La cosa più importante di questo incipit della nona stagione di Dexter, correttamente battezzata New Blood è che quello che si era progressivamente perso nella serie originale, che a un certo punto si è preoccupata di dare al killer una torbida e contorta sensualità legata più all’onda erotica che aveva colto la serialità americana in quegli anni, da quella più esplicita di True Blood e Game of Thrones a quella più pruriginosa di altri prodotti più mainstream.

Dexter aveva perso la sua unicità omologandosi contro la sua volontà. Aveva perso anche un altro elemento assai importante, l’ironia, indispensabile per poter empatizzare con un personaggio che è di fatto un assassino efferato e psicopatico.

Anche il continuo inseguimento del grande nome da affiancare a Michael C. Hall aveva distolto l’attenzione dalla struttura narrativa, crollata poi nell’ultima stagione, che a una seconda visione evidenzia difetti davvero marchiani.

Dopo il primo episodio di Dexter: New Blood, quell’amaro in bocca ha iniziato finalmente a dissiparsi.

Merito senz’altro del ritorno in cabina di comando di Clyde Phillips, showrunner delle prime quattro stagioni della serie, le migliori, che ha capito che il ritorno non doveva essere trattato né come un appendice e tantomeno come un pentimento, bensì come un nuovo inizio a cui applicare una struttura già rodata.

Dexter: New Blood

Non riveliamo le relative sorprese della trama, la cosa importante è che sin dalla prima scena, che rende omaggio a Il cacciatore di Michael Cimino, la sensazione è quella di rivivere emozioni lontane, anche grazie a Michael C. Hall, per cui Dexter è il “Dark Passenger” a cui forse sente il bisogno di dare un degno finale prima di lasciarlo per sempre.

Anche se, si sa, fatta una stagione, si fa presto a farne un’altra, se il pubblico gradisce.

E se il buongiorno si vede dal mattino, sarebbe bello passare ancora un po’ di tempo con Dexter Morgan.

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