Docufilm del mese: Lella costa racconta la storia di Alessandra Appiano

Va in onda stasera su Rai 2 un film da non perdere.

Alessandra Appiano
Alessandra Appiano

Su Raidue il 15 giugno Amica di salvataggio, il delicato docufilm sulla giornalista, scrittrice e autrice tv scomparsa a 59 anni, vittima di una travolgente forma di depressione, scritto e diretto dal marito Nanni Delbecchi con tante testimonianze di persone – celebri e no – con cui ha condiviso il percorso.

Ci sono persone che con la loro intelligenza, la bellezza gentile, luminosa, non esibita, parole pubbliche a volte lievi, solari, in altri casi profonde e sempre lontane dalla baraonda dei luoghi comuni che provano ad afferrarci dai mezzi di comunicazione, finiscono con l’accompagnare da non troppo lontano la nostra vita senza che ce ne accorgiamo, divenendo figure familiari anche se nella realtà le conosciamo appena. E’ il caso di Alessandra Appiano, scomparsa nel giugno 2018, a 59 anni, inghiottita dalla depressione e da un gesto estremo le cui reali circostanze hanno lasciato interrogativi ancora da chiarire, oltre a un’onda di dolore condivisa da chiunque le era stato vicino.

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Astigiana, fotomodella nella prima giovinezza, poi divisa tra Torino, Roma e Milano, Alessandra Appiano è stata scrittrice, giornalista, conduttrice e autrice televisiva (soprattutto per le reti Mediaset) e attivista nel volontariato, prima di vedere interrotta la sua corsa mentre era ricoverata in un ospedale milanese per una grave e acuta forma depressiva. La sua figura, la sua storia, rivivono ora in Amica di salvataggio, un (originalissimo) docufilm scritto e diretto dal marito Nanni Delbecchi con la collaborazione di Vito Oliva, acquistato dalla struttura Rai Documentari diretta da Duilio Giammaria e da Rai per il sociale. Andrà in onda su Raidue il 17 giugno alle 23, per poi essere disponibile sulla piattaforma RaiPlay.

Con la voce monologante di (una strepitosa) Lella Costa, Amica di salvataggio ci conduce per mano a casa di Alessandra, è lei a parlare in prima persona e ad accogliere gli amici di una vita, con quelle stesse parole autoironiche, scelte con cura, che lei usava nei suoi articoli per tanti settimanali, nei libri (dall’esordio scapigliato de La vita è mia e me la rovino io, al romanzo Amiche di salvataggio, che nel 2003 le valse il Premio Bancarella) o nelle mille ospitate televisive che l’hanno vista protagonista a partire dagli anni ’90. Il filo conduttore del “mercatino dei ricordi sospesi” si alterna alle dichiarazioni degli amici, anche celebri, che l’hanno conosciuta e amata. E si entra in un mondo fatto dapprima di sogni confusi (“Quando ero una ragazza di provincia, vedevo una cosa sola: inventarmi la vita e diventare Alessandra Appiano”), poi di avvenimenti caotici (“rilevai una agenzia di moda, e anche la profumeria accanto”), poi di impegno in tanti settori del giornalismo e dello spettacolo (“il mio filosofo di riferimento è sempre stato Snoopy”), e di incontri che le cambiano la vita e la indirizzano verso i suoi veri interessi (“Le uscite con Alessandra e Luciano De Crescenzo erano straordinarie – ricorda Renzo Arbore – all’epoca, le ragazze che sapessero ‘rileggere’ le cose del mondo erano rare”), fino all’incontro con il “suo” Nanni, e a un legame profondo, solido, lungo oltre due decenni.

Ma Alessandra nella seconda parte del docufilm confessa anche la sua battaglia contro la sindrome bipolare, iniziata quando era ancora una ragazzina piena di sogni che, nonostante le difficoltà, si sarebbero avverati, e così Amica di salvataggio, oscillando tra luci e ombre, cadute e risalite, si fa indagine sul male oscuro di cui tanti, troppi soffrono in silenzio. “Questo docufilm – spiega Nanni Delbecchi – è stato realizzato in nome dell’amicizia e grazie al potere dell’amicizia: tutti vi hanno collaborato in forma gratuita, e con le stesse finalità dell’Associazione di volontariato Alessandra Appiano-Amici di salvataggio (www.amicidisalvataggio.it): restituire l’energia luminosa di Alessandra, e al tempo stesso rompere il tabù che ancora oggi porta a rimuovere una malattia potenzialmente mortale come la depressione maggiore, raccontare le difficoltà e le lacune che si affrontano nella cura dei disturbi dell’umore, affinché quello che è capitato a mia moglie non debba più capitare ad altri”.

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