Enrico Vaime, se ne va un pezzo di storia d’Italia

Un pilastro della radio, del teatro, soprattutto della televisione italiana che lascia una grande eredità culturale

Enrico Vaime

Enrico Vaime è morto oggi, domenica 28 marzo 2021, a Roma. Se ne va non solo un grande autore televisivo e radiofonico, ma anche un pezzo, e non piccolo, di Storia del nostro paese.

Basterebbe il fatto di essere stato autore di Canzonissima, la trasmissione che per 12 anni ha riunito gli italiani attorno al focolare televisivo. Ma non c’è solo questo nella lunga carriera di Enrico Vaime. C’è Black Out, il più longevo programma radio della Rai, in onda dal 1979, di cui è stato anche a lungo conduttore. Ci sono i musical, da Anche i bancari hanno un’anima a C’era una volta…Scugnizzi, successi con migliaia di repliche in cartellone.

Ci sono i libri, molti dei quali scritti con il sodale Italo Terzoli, altro genio. Insieme hanno scritto Quelli della domenica, Fantastico, L’amico del giaguaro, tutte trasmissioni che sono rimaste nell’immaginario collettivo di alcune generazioni. A quattro mani sono arrivati sugli scaffali delle librerie sfornando successi editoriali a ciclo continuo.

Terzoli è mancato nel 2008, Vaime se n’è andato adesso, a 85 anni, lasciando un altro vuoto incolmabile nel panorama culturale italiano, lui che ha alimentato quella popolare, diretta al “pubblico a casa” a cui ha insegnato tanto, insieme ad altri valorosi che non hanno mai ripudiato in concetto di arte popolare, ma lo hanno invece innalzato, definendone gli stili, i generi e le convenzioni.

Uomo di straordinaria cultura, ironia e intelligenza, Enrico Vaime entrò in RAI nel 1960 tramite concorso, uno degli ultimi a essere assunto con questa modalità ormai da tempo andata in pensione nel servizio pubblico. Da libero pensatore e scrittore ha contribuito all’alfabetizzazione mediatica del nostro paese e la sua opera è da tempo argomento di studio negli atenei e nei corsi di comunicazione di massa.

Rivedere, rileggere e riascoltare i lavori di Enrico Vaime oggi significa fare un tuffo in un passato eccezionalmente vivido perché sempre presente e ancora proiettato nel futuro. Potenza delle parole, del saperle scegliere e usare.

Mancherà, molto.

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