Ciak Bizarro: Renato Pozzetto, il finto tonto che è diventato cult

Ci piace dedicare la rubrica di questa settimana a un attore che ha rappresentato una forma di comicità con ampie “aperture” dedicate al surreale e al nonsense, al “bizarro” inteso come deragliamento dai binari di un umorismo classico, che dalla fine degli anni Sessanta non interpretava più la maniera di “ridere giovane” e aveva appunto bisogno di nuovi alfieri della comicità che rinnovassero il genere dal profondo. Tra questi, una postazione d’onore la merita Renato Pozzetto, nato a Laveno-Mobello nel 1940, attore, regista, cabarettista, cantante e sceneggiatore, interprete di oltre sessanta titoli dal 1974 ad oggi, molti dei quali successi clamorosi al botteghino e oggi entrati nel novero dei “cult”.

Raggiunta una certa popolarità alla fine degli anni Sessanta grazie a una serie di apparizioni televisive insieme all’amico Cochi Ponzoni, esordisce nel cinema nel 1974, per merito dello scenografo-regista Flavio Mogherini, che lo vuole protagonista di una commedia sexy intitolata Per amare Ofelia, in cui Renato è un “bamboccione” sessualmente bloccato dal complesso di Edipo. Da lì il carattere dell’ingenuo, dello svagato o del finto “tonto”, spesso coinvolto in situazioni erotico-divertenti, con un modo di parlare placidamente stralunato, ha attraversato con passo leggero la “commedia all’italiana” e oggi un libro scritto da Valentino Saccà (Il cinema di Renato Pozzetto- Un sorriso, uno schiaffo, un bacio in bocca Ed. Il Foglio-La Cineteca di Caino, pp.148, Euro 12) ne ricostruisce la carriera, soffermandosi con analisi attente anche al contesto storico in cui detti titoli sono apparsi, sui “vizi privati e gli intimi tabù” del personaggio, sulle commedie (da quella “operaia” alla “sanbabilina”), sulle “divagazioni queer” (La patata bollente, Culo e camicia…) , sugli incontri di coppia con altri mattatori (Verdone, Villaggio, Celentano, Montesano, Milian, Dorelli, etc.), sulle “neo-comiche”, e sulle partecipazioni straordinarie.

Ne esce fuori un’immagine di Pozzetto anche abile nel “rappresentare la profonda solitudine dell’uomo bizzarro”, diligente nell’additare con garbo ipocrisie e malcostumi della società, lo spaesamento di una generazione cresciuta più nei dubbi che nelle certezze esistenziali.

Un pregio del libro di Saccà è che l’autore non cede alle lusinghe dell’ammiratore incondizionato, ma evidenzia, secondo il suo metro di giudizio, sia le ragioni dei titoli riusciti, che quelle delle opere non esenti da limiti. Da un sondaggio fatto in redazione il film interpretato da Pozzetto che ha raggiunto più consensi è Sono fotogenico (1980) di Dino Risi, in cui Renato è un trentenne di Laveno con l’obiettivo di diventare attore di cinema…

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