Cartoons on the Bay, 80 anni dalle leggi razziali raccontate col fumetto

Raccontare la violenza delle leggi razziali a 80 anni dalla loro promulgazione in Italia attraverso il fumetto è l’appassionate sfida raccolta da un nutrito gruppo di artisti della matita, i cui straordinari lavori sono raccolti in una mostra inaugurata a Torino, presso il Museo del carcere “Le Nuove” in occasione di Cartoons on the Bay, il festival internazionale dell’animazione cross-mediale e della tv dei ragazzi diretto da Roberto Genovesi, promosso dalla Rai e organizzato fino al 14 aprile da Rai Com, in collaborazione con Regione Piemonte, Film Commission Torino Piemonte e FIP Film Investimenti Piemonte.

«I fumetti e i cartoons sono generi capaci di parlare a tutti – dice Monica Maggioni, Presidente Rai – a partire dai più giovani. Per questo all’epoca furono arruolati dalla macchina della propaganda antisemita. In occasione di questa mostra grandi autori si sono messi con convinzione al servizio della memoria. La loro arte e i loro disegni ci mostrano con efficacia gli infiniti risvolti di pagine drammatiche. Descrivono emozioni che le parole talvolta non riescono a esprimere».

E così Carlo Ambrosini rende omaggio a Liliana Segre, Bruno Bozzetto disegna un indice puntato contro la diversità, Bruno Brindisi cuce una stella di David sul petto di Anna Magnani in Roma città aperta, Andrea Cascioli apre alle discriminazioni razziali di oggi, Fabrizio De Dorides ricorda Anna Frank, Paco Desiato rievoca i bambini nei campi di concentramento, Maurizio Gradin immagina un supereroe che apre i cancelli dei lager, Luca Ralli si affida al signor Bonaventura, Chiara Rapaccini racconta attraverso geroglifici. Tra lacrime e sangue, filo spinato, sbarre e svastiche, terrore, orchi e sgomento. E tanta commozione. Perché se è accaduto può succedere di nuovo, ammoniva Primo Levi.

«Una mostra sulle leggi razziali costruita attraverso il contributo dei più importanti autori del fumetto italiano – dice Genovesi – non solo è un evento culturale di portata storica, ma il modo più efficace di parlare ai ragazzi, attraverso uno dei linguaggi più immediati della comunicazione, di quanto il germe dell’antisemitismo sia subdolo nell’insinuarsi nel quotidiano».

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