Milcho Manchevski apre il Balkan Film Festival a Roma

Il regista Leone d’oro parla del suo recente film Willow (il 6 ottobre alla Casa del Cinema di Roma) e del lungometraggio in lavorazione Kaymak: una «commedia nera» tra Forman e i Coen

Il regista Milcho Manchevski (foto di Aleksandar Risteski)

L’acclamato regista macedone Milcho Manchevski inaugura la seconda edizione del Balkan Film Festival, dal 6 al 10 ottobre alla Casa del Cinema di Roma. Manchevski, Leone d’oro a Venezia nel 1994 con Prima della pioggia (anche candidato all’Oscar), darà il via alle danze il 6 ottobre alle 19.30, in un incontro aperto al pubblico dove sarà intervistato dal regista e sceneggiatore albanese Roland Sejko. A seguire, verrà proiettato il recente lungometraggio di Manchevski Willow (già in anteprima alla Festa del Cinema di Roma 2019 e non ancora distribuito in Italia).

«Il processo con cui arrivano le idee e si sviluppa il film», spiega il cineasta macedone parlando della genesi di Willow, «è per me strettamente legato all’intuito. Non lavoro mai partendo da un messaggio, da un tema o da un genere. È più una ricerca organica che riguarda la storia e i personaggi. Questa ricerca comporta che la storia cambi durante il processo finché non lo porto a termine e cominci a girare». Nel caso di Willow, l’interesse iniziale del regista era rivolto agli «antichi rituali e tradizioni pagane» della sua terra, indagine che però «mi ha portato all’idea della maternità» e alle dinamiche ad essa connesse. «Qualcosa che accomuna sia le persone che vivevano centinaia di anni fa sia quelle che vivono oggi. Quindi ho iniziato a lavorare su questo parallelismo e ad occuparmi dei personaggi».

Willow, infatti, racconta tra un suggestivo Medioevo e il presente la storia di tre donne che si confrontano in modo diverso con l’essere (e non essere) madri. Rinnovando, tra le altre cose, l’interesse del regista per le narrazioni che mettono a confronto e in cortocircuito diversi piani temporali. Quest’ultimo è un tratto significativo dello stile di Manchevski fin dall’originale struttura a incastri di Prima della pioggia, a modo suo variante europea (e poeticamente declinata alla luce dei tragici conflitti nei Balcani) dell’operazione coeva di Tarantino in Pulp Fiction.

«Raccontare una storia lineare è noioso!», scherza al riguardo Manchevski. Battute a parte, «approcciare una storia sotto diversi punti di vista» permette di «vedere non solo i singoli momenti drammatici di una storia, ma di confrontarli con momenti simili di un’altra storia, un altro luogo o un altro tempo, ottenendo così un’esperienza più complessa. In altre parole, mettere in contrasto diversi luoghi o tempi mi dà la possibilità di esplorare aspetti diversi di ciò che narro».

Nel frattempo, comunque, il regista è al lavoro su un altro film, Kaymak, attualmente in fase di montaggio. «È una commedia nera», anticipa, «un genere sempre rischioso ma anche molto divertente. In questo film cerchiamo di trovare la tragedia nella commedia e viceversa. È la storia di due famiglie, una ricca e una povera».

Il titolo «ha due significati, in Macedonia: può essere un particolare tipo di formaggio cremoso, tra il burro e la ricotta. O può voler dire “la crema”, il top, il meglio di una cosa. Quindi riguarda persone che cercano di tirare fuori il meglio dalla vita, in modi diversi. Ci sono sei protagonisti, e ognuno di loro ottiene risultati differenti. Alcuni finiscono con l’ottenere inaspettatamente il meglio, altri rimangono totalmente delusi. Ho deciso di non tradurre il titolo, ma di tenerlo come un termine che il mondo possa imparare dal macedone, o dal turco, trattandosi originariamente di una parola turca». E, promette il cineasta, sarà «un film molto diverso da Willow. Non saprei a cosa paragonarlo, forse ad alcuni vecchi film cechi, come quelli di Miloš Forman negli anni ’60. O a quelli dei Fratelli Coen».

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