Marcello Mastroianni, l’uomo e l’attore in mostra all’Ara Pacis di Roma

“Una vita tra parentesi”: così Marcello Mastroianni amava definire la sua vita. Le parentesi tra un set e l’altro, tra un palcoscenico e l’altro, lungo una carriera fatta di un’infinità di film, di spettacoli, di personaggi. E a intrecciare i fili di quella vita e di quel cammino artistico arriva la mostra Marcello Mastroianni, aperta al pubblico dal 26 ottobre, in occasione della Festa del Cinema di Roma, al 17 febbraio 2019, al Museo dell’Ara Pacis a Roma.

MASTROIANNI: UNA VITA IN 100 FILM

L’esposizione ripercorre la carriera straordinaria di Mastroianni, dagli esordi con Riccardo Freda nel 1948 alla collaborazione con Federico Fellini, di cui diventò un vero e proprio alter ego in cinque film, da La dolce vita (1960) a Intervista (1987), passando per l’iconico 8 1/2 (1963): al connubio tra i due la mostra riserva un’intera sezione, Il lungo viaggio con Fellini. Mastroianni girò più di cento film tra gli anni Quaranta e la fine dei Novanta, vincendo molti riconoscimenti internazionali: tre candidature all’Oscar come Miglior Attore, due Golden Globe, otto David di Donatello, due premi per la migliore interpretazione maschile al Festival di Cannes e due Coppa Volpi al Festival di Venezia.

 

Mastroianni e Fellini sul set di La città delle donne

IL MITO E L’UOMO

Un attore entrato prepotentemente nell’immaginario collettivo, ma su cui in realtà c’è ancora molto da scoprire. E per andare a fondo nella scoperta, come osserva il curatore della mostra Gian Luca Farinelli, dobbiamo tallonare la sua filmografia in quanto specchio della sua stessa vita. Ed è proprio questo il percorso che seguirà la mostra Marcello Mastroianni, a partire da un tratto distintivo della sua personalità: quell’umiltà che gli faceva amare gli altri attori, figure di un pantheon che raccoglieva Gary Cooper, Clark Gable, Tyrone Power, Errol Flynn, John Wayne, Greta Garbo, Jean Gabin, Louis Jouvet, Vittorio De Sica, Anna Magnani, Aldo Fabrizi, Amedeo Nazzari, Totò, Assia Noris, e soprattutto Fred Astaire.

Mandrake

DALL’INFANZIA A CINECITTÀ

La mostra Marcello Mastroianni andrà anche alle origini della sua famiglia, di estrazione popolare, e dell’infanzia in Ciociaria (cosa che lo accomuna a due altri giganti: Vittorio De Sica e Nino Manfredi). Mastroianni entrerà quindi a Cinecittà, grazie a un preziosissimo pass avuto da alcuni parenti che lì gestivano una trattoria:inizia con le prime comparsate, fino al primo ruolo importante, in cui è doppiato da Alberto Sordi, quello del vigile in Domenica d’agosto di Luciano Emmer nel 1950.

Nel decennio che segue continua la carriera cinematografica con Luciano Emmer, Mario Monicelli, Mario Camerini, Dino Risi, Luigi Comencini, Carlo Lizzani, Giuseppe De Santis, ma sarà Alessandro Blasetti a inventarsi le potenzialità della coppia con Sophia Loren, mostrandosi in veste nuova: non più il “mattatore”, topos dell’arte attoriale italiana, bensì una sorta di nuovo italiano, che, ad esempio nella coppia con la Loren, appare soggiogato.

La dolce vita

UN ATTORE SOPRA OGNI STEREOTIPO

Mastroianni è quell’attore che nell’anno della consacrazione come sex symbol, il 1960, con La dolce vita, accetta il ruolo del protagonista impotente nel Bell’Antonio di Mauro Bolognini: e proprio con la sua capacità di opporre allo stereotipo del latin lover la persona normale Marcello Mastroianni inciderà sul modo di pensare degli italiani forse anche più di molti attori che, facendo dell’impegno civile e politico il principale tratto artistico, hanno lasciato meno il segno nella società.

La mostra non tralascia la carriera all’estero di Mastroianni fino all’ultima tournée teatrale, Le ultime lune, e al film di Manoel de Oliveira Viaggio all’inizio del mondo, uscito postumo, a Mi ricordo, sì, io mi ricordo, il film testamento girato dalla sua compagna Anna Maria Tatò.

Ginger e Fred

GLI OGGETTI DI UNA VITA

La mostra raccoglie tanti oggetti personali di Marcello Mastroianni, dalla vita e dal set: i suoi ritratti più belli, i cimeli e le tracce dei suoi film e dei suoi spettacoli, alternando immagini e racconti, scritti, testimonianze, recensioni, oltre a un raro apparato fotografico che ritrae l’attore come non siamo abituati a ricordarlo, sul palco, vicino agli altri grandi nomi che hanno fatto la storia del teatro italiano, da Vittorio Gassman a Rina Morelli, da Paolo Stoppa a Eleonora Rossi Drago.

Promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita Culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, l’esposizione è coprodotta e curata dalla Cineteca di Bologna, che torna, con la curatela del suo direttore Gian Luca Farinelli, a raccontare uno dei grandi protagonisti del cinema italiano dopo Federico Fellini (Roma, La Pelanda, 2010), Vittorio De Sica (Roma, Museo dell’Ara Pacis, 2013), Pier Paolo Pasolini, (Bologna, MAMbo, 2015). La mostra ha il sostegno del Ministero per i Beni e le attività culturali, dell’Istituto Luce – Cinecittà, e degli sponsor Acea, Roberto Coin, Igea Banca, Sorgente Group. Servizi museali a cura di Zètema Progetto Cultura. Coordinamento organizzativo a cura di Equa di Camilla Morabito.

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