Trieste Film Festival: il ’68 ribelle visto da Est

Il Trieste Film Festival (Politeama Rossetti, Teatro Miela, 19-28 gennaio) è, non solo programmaticamente, ma proprio quasi geograficamente una finestra privilegiata per vocazione verso il nostro oriente più prossimo, ovvero anche verso quelli che un tempo si definivano i Paesi d’Oltrecortina. Accantonando per un attimo il programma ufficiale della manifestazione (con titoli che tratteremo in pezzi successivi), è una sezione “collaterale”, ricca peraltro di eventi speciali, ad aver attivato in particolare le nostre antenne cinefile.

C’è stato un ’68 anche all’Est? Cioè, se dalle nostre parti ci sono state le università occupate, da Berkeley alla Statale di Milano, il maggio francese, il movimento studentesco e via via lungo i “formidabili anni” (come giustamente li definì Mario Capanna), in Cecoslovacchia la tragica invasione sovietica (quasi una reminiscenza dello stalinismo più sepolcrale) stroncò ogni speranza di riforma (e Jan Nemec ce lo ricorda qui nel suo splendido documentario Oratorio per Praga), ma comunque anche nel resto dell’est successe qualcosa. Come viene riportato in questa sezione triestina intitolata (perché in inglese?) Rebels 68. East’N’West Revolution_East, forte di sette titoli, Nemec compreso.

Generacija 68

Lo jugoslavo Sweet Movie di Dusan Makavejev forse non abbisogna di ulteriori presentazioni (uscì ed ebbe grande successo anche da noi in Italia), piuttosto occhi puntati su Reconstuirea del maestro rumeno Lucian Pintilie, che con la scusa di un poliziesco rivela e denuncia il barbaro trattamento degli agenti nei confronti dei giovani più ribelli o su Agitatorok dell’ungherese Dezso Magyar, ambientato nel 1918 sulle gesta di alcuni giovani (sottolineato) rivoluzionari comunisti.

Il croato Generacija ’68 di Nenad Puhovski è invece una ricostruzione a posteriori (il film è del 2016) con interviste e materiali d’archivio di quella fiammeggiante stagione di lotte studentesche, da vedere magari insieme al corto Lipanjska Gibanja del serbo Zelimir Zilnik su una manifestazione sfociata in scontri cruenti a Belgrado, nel giugno di quell’anno. Sempre di Zilinik è anche il lungometraggio Rani Radovy, in cui quattro sessantottini slavi partono per le zone rurali cercano di reinventare il socialismo, il tutto raccontato in uno stile che molto deve al Godard di allora.

Questo il programma, ma poi ci sono anche gli eventi speciali, a rimpolpare. Ovvero incontri sul 1968 in Jugoslavia e sul 1968 in occidente (con Valentina Agostinis, Mariuccia Ciotta e Roberto Silvestri), più Rock+Cinema = 68, ovvero un dibattito con Steve Della Casa e Mario Luzzatto Fegiz seguito dalla proiezione del cult Sympathy for the Devil di Jean Luc Godard con i Rolling Stones. Ah che anno, quell’anno!

Oratorio per Praga

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