Garth Ennis e i sequel di The Boys

Il creatore della serie a fumetti e sceneggiatore della versione per lo schermo racconta come sarà la sua nuova miniserie a fumetti

Dopo il successo della seconda stagione di The Boys su Amazon Prime Video (è la serie più seguita della piattaforma) e la pubblicazione in Italia della miniserie a fumetti The Boys: Cara Becky, abbiamo intervistato il suo creatore Garth Ennis.

Nato a Holywood in Irlanda del Nord, Ennis è uno dei più apprezzati sceneggiatori di comics. Con il suo stile caustico e irriverente ha generato capolavori come Preacher, Hitman e Hellblazer (DC Comics), per la Marvel ha rivoluzionato Punisher, per la Avatar ha firmato Crossed e Le cronache di Wormwood, mentre il suo lavoro più recente è Sara, storia durissima sul fronte russo della seconda guerra mondiale. The Boys – co-creato nel 2006 col disegnatore Darick Robertson (nel febbraio del 2021 uscirà anche il romanzo che ne traspone la prima saga) è l’opera che gli ha portato il maggior lustro grazie all’adattamento di Eric Kripke, che ha debuttato nel 2019, trasponendo sul piccolo schermo questa commedia nerissima e sopra le righe dove i super eroi sono messi alla berlina.

Un’immagine della seconda stagione di The Boys

Come nasce The Boys?

Avevo in mente si dall’inizio la storia per sommi capi, una lezione che ho appreso scrivendo Preacher. C’erano molti margini di manovra, perché storia e personaggi potessero evolversi nella maniera più opportuna, ma a differenza di Preacher, in cui ho ideato il finale due anni dopo averlo cominciato, per The Boys l’avevo in testa dall’inizio.

Il primo arco narrativo di The Boys, Le regole del gioco, pubblicato nel 2006 dalla Wildstorm/DC Comics ha sollevato un polverone, così la serie è approdata alla Dynamite. Il cambiamento di editore ti ha dato la libertà di cui il progetto aveva bisogno?

Assolutamente. La libertà creativa alla DC è sempre stata fortemente limitata. C’erano temi con cui bisognava stare molto attenti o evitare del tutto. Spostarsi alla Dynamite è stato liberatorio: non avevo nessuna preoccupazione per quanto riguarda la censura.

Nell’intimo The Boys è una storia d’amore molto travagliata, ma in superficie è una parodia caustica dei fumetti di super eroi. Qual è la tua relazione con questo genere?

Siccome non li ho mai letti da ragazzino, non provo alcun affetto verso di loro e in realtà li considero una maniera di sprecare le potenzialità di un medium fantastico per narrare storie. Ovviamente ci sono delle eccezioni e titoli come Watchmen e Miracleman l’hanno dimostrato, ma la stragrande maggioranza delle serie supereroistiche consiste semplicemente nella ripetizione delle stesse storie all’infinito, il che non mi interessa minimamente.

The Boys è anche un fumetto di guerra e ci porta sui campi di battaglia della Seconda Guerra Mondiale e delle Falkland. Cosa ti affascina del fumetto di guerra?

Leggevo fumetti di guerra quando ero un ragazzino, lì ho sviluppato l’interesse nella storia militare, chiudendo poi il cerchio scrivendo le mie storie. La politica, la strategia, gli armamenti della guerra sono sempre affascinanti, ma in realtà per me la cosa più interessante è l’aspetto umano.

Hai scritto una nuova miniserie di The Boys intitolata Cara Becky, ambientata alcuni anni dopo la fine del fumetto per narrare il matrimonio fra Hughie e Annie Starlight e gettare lo sguardo al passato di Billy Butcher al fianco della moglie Becky. Come è stato tornare ai personaggi dopo quasi dieci anni?

È stato incantevole. Tornare da Butcher, Hughie e gli altri è stato speciale. Scrivere le storie d’amore gemelle che sono al centro di questo volume – Hughie e Annie e di Butcher e Becky –è  la cosa che mi è piaciuta di più. Becky è stata un personaggio di vitale importanza per la serie originale, ma anche se ha influenzato le vicende in maniera fondamentale è solo apparsa in due episodi. Questa è stata l’occasione per vedere un po’ più di lei.

Marco Ricompensa

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