Il Leone d’Oro è diventato un Oscar, anzi tre

Credits: ANSA

Con il trionfo di Nomadland, che si è aggiudicato le statuette per il miglior film, la miglior regia e la miglior attrice protagonista, è lecito sottolineare che gli Oscar 2021 sono stati dominati dalla Mostra del Cinema di Venezia di Alberto Barbera, dove il film di Chloé Zhao, interpretato da una straordinaria Frances McDormand, ha avviato lo scorso settembre il suo trionfale percorso internazionale aggiudicandosi il Leone d’Oro, primo di ben 227 premi ottenuti in tutto il mondo già prima della notte degli Academy Awards, a dimostrarne un valore indiscutibile e premiando la sua capacità di raccontare la vita dei nuovi nomadi americani, senza più una casa e in perenne migrazione da un lavoro stagionale all’altro.

Oscar 2021, tutti i vincitori. Nomadland miglior film

Fatta questa premessa è allora meno sensato parlare di “delusione Italia”, o d’“Italia rimasta a bocca asciutta”, perché nessuna delle tre nostre candidature sia stata convertita in un premio. La realtà, dolorosa per quanto riguarda il nostro prodotto nazionale, ma ineludibile alla luce dei risultati, è che queste candidature erano già da considerarsi una felice sorpresa (e, forse, un suggerimento per future scelte locali), visto che erano giunte nonostante la bizzarra idea della nostra commissione di proporre Notturno di Gianfranco Rosi sia nel suo slot naturale del miglior documentario, sia in quello del miglior film di lingua non inglese (dove ha trionfato Thomas Vinterberg con il suo alcolico Another Round, tanto amato anche da Paolo Sorrentino), puntando tutto su un unico film, oggettivamente poco appetibile per il gusto del cinema statunitense.

Per quanto riguarda la distribuzione di tutti gli altri premi di quelli che dovevano essere gli Oscar più “inclusivi” della storia, qualche sorpresa non è mancata: tutti noi ad esempio avremmo scommesso che il povero Chadwick Boseman, capace di porre tutte le sue ultime energie prima di essere stroncato dal cancro nella sofferta interpretazione in Ma Rainey’s Black Bottom, si sarebbe aggiudicato un Oscar postumo. Invece la statuetta per la miglior interpretazione maschile è andata alla struggente performance dell’ottantatreenne Anthony Hopkins, che in Father rende mirabilmente l’angoscia del degrado mentale di un anziano padre malato.

Se gli altri premi sono stati tutti più o meno prevedibili e/o condivisibili, un vero scandalo a Hollywood si è consumato in due atti. Il primo era stato perpetrato nella fase delle candidature, quando il suggestivo e complesso Tenet di Christopher Nolan era stato ignorato nelle categorie principali, racimolando solo due candidature “tecniche” (stanotte Tenet si è poi aggiudicato solo quella per gli effetti speciali, mentre l’Oscar per la scenografia è andato a Mank di David Fincher, film che ha raddoppiato le statuette con quella per la miglior fotografia, ottenuta dal fascinoso bianco e nero di Erik Messerschmidt).

Il secondo e ancor più grave orrore negli Oscar 2021 è stato il premio assegnato per la miglior sceneggiatura originale, la cui cinquina era composta da Promising Young Woman (Emerald Fennell), Judas and the Black Messiah (Will Berson, Shaka King, Keith Lucas e Kenny Lucas), Minari (Lee Isaac Chung), Sound of Metal (Derek Cianfrance, Abraham Marder, Darius Marder), The Trial of the Chicago 7 (Aaron Sorkin). Ora, che a un gigante della scrittura come Aaron Sorkin e al vibrante film di denuncia scritto e diretto da Shaka King, sia stata preferita l’operina di Emerald Fennell è veramente incomprensibile. Tante cose si possono apprezzare di Promising Young Woman, ma se quel film ha un punto debole è proprio nella sua sgangherata sceneggiatura. Averla premiata grida vendetta al cielo.

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