Dopesick, Barry Levinson: “Una storia potente”

Il regista vincitore dell’Oscar per Rain Man ha diretto le prime due puntate della serie incentrata sulla dipendenza dagli oppiacei

Barry Levinson

Oltre 800.000 americani sono morti per overdose di oppiacei dagli anni ’90. Dopesick – Dichiarazione di dipendenza, è la miniserie in otto episodi che, dopo l’anteprima italiana dei primi due episodi proiettati a Lucca Comics & Games il 31 ottobre sarà in streaming dal 12 novembre su Disney+ per raccontare l’inizio di un’epidemia alimentata da Big Pharma e il suo impatto devastante sugli individui, le famiglie e l’intero paese.

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La serie, ispirata al best-seller del New York Times scritto da Beth Macy, è stata creata da Danny Strong, (autore della serie Empire e sceneggiatore delle due parti di e Hunger Games – Il canto della rivolta) e ha per protagonisti Michael Keaton, Rosario Dawson, Peter Sarsgaard e Michael Stuhlbarg. Le prime due puntate di Dopesick sono state dirette da Barry Levinson, premio Oscar per Rain Man che ne ha parlato in esclusiva a Ciak  in un collegamento via Zoom dalla sua casa di Los Angeles.

Ci racconta come è nata la collaborazione a questo progetto?

Ero da tempo in contatto con Danny Strong, di cui conoscevo e apprezzavo il lavoro, e un giorno lui mi ha spedito la prima puntata della sceneggiatura di Dopesick per sapere cosa ne pensassi. Già alla prima lettura ho capito che era un argomento del massimo interesse,
con alle spalle una grandissima documentazione, personaggi molto forti e una storia potente. Quando mi ha chiesto se mi fosse interessato dirigerlo sono subito saltato a bordo.

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Dopesick — “The People vs. Purdue Pharma” – Episode 108 — Rick and Randy’s criminal investigation now threatens Richard Sackler’s empire, activists take action against Purdue, and Finnix tries to heal his beloved community that’s been ravaged by addiction. Richard (Michael Stuhlbarg), shown. (Photo by: Gene Page/Hulu)

Parliamo della sua regia: il primo monologo di Michael Stuhlbarg è davvero inquietante, il personaggio sembra una sorta di Nosferatu, come è nata la scena?

Quello era davvero un monologo molto lungo e ci siamo posti il problema di come ambientarlo e girarlo. Ci serviva una location adatta a dare il giusto peso al personaggio di Richard Sackler, che Michael interpreta con una raggelante quiete. Il risultato è una combinazione tra il movimento della cinepresa e la sua immobilità.

Del resto, studiando le deposizioni di Sackler, si capiva come fosse un uomo leggermente distante dalle altre persone, non esattamente a suo agio nel proprio corpo e il minimalismo di Michael lo ha reso splendidamente.

Nella sua carriera lei ha creato sodalizi duraturi con attori come Dustin Hoffman e il compianto Robin Williams. Chi sono oggi i suoi nuovi attori preferiti?

Questa è una bella domanda, per lavorare davvero bene con un attore devo potermi trovare in sintonia con lui e aver voglia di passarci insieme il tempo delle riprese. Con Bob De Niro è stato un piacere lavorare in Sleepers come in What Just Happened e The Wizard of Lies.

Anche con Al Pacino mi diverto moltissimo. Con lui ho realizzato The Humbling che è praticamente un film fatto in casa: pensa che lo abbiamo girato in sei mesi, non lavorandoci sempre naturalmente, facevamo un po’ di scene, poi ci interrompevamo e ci vedevamo per discuterne e chiacchierare d’altro. Dopo la pausa riprendevamo con calma e, una settimana dopo l’altra, alla fine lo abbiamo portato a termine. Un’esperienza così piacevole che ci ha portato a collaborare di nuovo in Paterno.

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Ora in Dopesick ho avuto modo di conoscere come lavora Michael Keaton ed è stata una bella esperienza che potrei ripetere presto.

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Dopesick — “The 5th Vital Sign” – Episode 103 — Doctor Finnix begins to taper Betsy off OxyContin, Bridget sees the toll the drug is taking on communities, Rick and Randy investigate the world of “pain societies”, and with sales climbing, Richard Sackler makes bigger plans for his new drug. Dr. Finnix (Michael Keaton), shown. (Photo by: Gene Page/Hulu)

Lei dà sempre molta importanza alla musica nei suoi film. Come ha scelto il brano di Johnny Cash in apertura della prima puntata di Dopesick?

Con Danny abbiamo parlato a lungo su che tipo di musica mettere nei primi due episodi e quale canzone mettere subito dopo i titoli di testa, o addirittura se non metterne nessuna.

Senza esagerazioni posso dirti che abbiamo passato mesi mandandoci brani diversi l’un l’altro per cercare di decidere che fare, quando è saltata fuori Wayfaring Stranger di  Johnny Cash ed è stato subito chiaro che fosse il brano perfetto per dare il giusto tono all’intera puntata e a tutta la serie, perché si radica nel territorio della comunità mineraria degli Appalachi al centro della narrazione.

Non sempre si fa attenzione alla musica nei film e nelle serie, ma è fondamentale per il mood della narrazione, possiamo definirla un acceleratore emotivo.

Non avrebbe preferito dirigere lei tutte e otto le puntate?

Era un impegno che non potevo prendere perché avevo altri progetti da affrontare, però confesso che quando alla fine della seconda puntata ho salutato tutti mi è dispiaciuto lasciare la serie di cui avevo edificato le fondamenta.

Danny, che ha diretto le ultime due puntate, è stato molto gentile e mi mandava le scene che stavano girando per sentire il mio parere così ho mantenuto un contatto col progetto, anche se non lo dovevo più seguire su base giornaliera.

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