L’ultimo bacio, lungo vent’anni

Un anniversario importante per il film di Gabriele Muccino che aprì una nuova stagione del cinema italiano.

L'ultimo bacio

L’ultimo bacio arrivò nei cinema italiani il 2 febbraio del 2001. Era il terzo film di un giovane regista, Gabriele Muccino, che già si era fatto già apprezzare. Ecco fatto, il suo esordio, era una commedia romantica e un po’ nera ben scritta e ben girata, con ottimi protagonisti Giorgio Pasotti e Barbora Bobulova.

Era il 1998, il cinema italiano era in crisi, come sempre, ma per fortuna c’era una nuova leva che lasciava ben sperare. L’anno dopo è la volta di Come te nessuno mai, rarissimo esempio di cinema “coming of age” italiano (dopo ne arriveranno altri, per fortuna) che racconta gli sforzi di un adolescente emotivamente, socialmente e politicamente confuso per arrivare alla fatidica prima volta. Scritto con grazia, realismo, ironia e la giusta dose di malinconia, girato con un dinamismo raro nel nostro paese e interpretato da Silvio Muccino, fratello del regista, e Giulia Steigerwalt (diventata poi una brava sceneggiatrice e che sta girando la sua opera prima Settembre, tratto dal suo bel cortometraggio omonimo), il film entusiasma il pubblico alla Mostra del cinema di Venezia del 1999, la prima della prima gestione di Alberto Barbera. A produrre un giovane Domenico Procacci, che crede nel talento di Gabriele e insieme si gettano subito in una nuova avventura.

(Piccola parentesi personale)

Dopo la proiezione ufficiale a Venezia incontrai, intorno alle 3 del mattino, Gabriele e Silvio Muccino, Domenico Procacci ed Enrico Silvestrin, altro interprete del film, visibilmente alticci di fronte all’allora ancora aperto e storico Hotel Des Bains. Erano felici, e basterebbe questo. Restai con loro a chiacchierare per un’ora o poco più. Gabriele mi raccontò che dopo le storie del liceo, sentiva il bisogno di raccontare la sua generazione, che in quella fine secolo era particolarmente confusa. E mi disse della storia di un gruppo di amici, trentenni, perfettamente integrati nella società e senza fiato, per il terrore che tutto fosse già instradato e deciso. E invece forse non è così.

Si sarebbe chiamato L’ultimo bacio

C’era scritto questo sul ciak quando andai a trovare Gabriele Muccino sul set. Era la fine di settembre del 2000, stavano girando la scena della festa del liceo in una bellissima villa sulla Cassia, in quella terra di nessuno che non è Roma, ma ancora non è fuori. Erano gli ultimi giorni di lavorazione, Domenico e Gabriele mi presentarono il protagonista del film, Stefano Accorsi, che era già stato Jack Frusciante e il Benassi detto Freccia. Carlo, il suo personaggio nel film, sta con Giulia, interpretata da Giovanna Mezzogiorno, aspettano un bambino, prospettiva che getta Carlo nel panico, tanto da cercare una via di fuga in Francesca, una bellissima liceale con il romanticismo ingenuo di un Bacio Perugina.

l'ultimo bacio baciami ancora
I trentenni dieci anni dopo, sul set di Baciami ancora, il seguito de L’ultimo bacio.

Quando uscì L’ultimo bacio avevo, come molti, trent’anni da compiere, la stessa età di Carlo, e come molti altri trentenni di quell’inizio millennio avevo tante speranze e poche certezze. Non sapevamo cosa ci avrebbe riservato il futuro, ma eravamo convinti sarebbe stato eccezionale. Era il 2001, lavoravo per uno dei primi magazine on line italiani, pochi mesi dopo sarebbe scoppiata la grande bolla economica del web e le speranze sarebbero diventate sogni infranti.

Gabriele Muccino aveva capito che questi figli del boom economico, con genitori che si erano costruiti certezze assolute come la famiglia, la casa di proprietà, il conto di risparmio, la pensione che permette loro di vivere una tranquilla vecchiaia, erano terrorizzati da due cose: diventare come loro e un giorno scoprire di non averne alcuna possibilità. E a quel punto, cercare di inseguire qualche sogno solo da sfiorare.

Grande successo al box office, L’ultimo bacio aprirà una nuova stagione del cinema italiano, affiancato poco più di un mese dopo da Le fate ignoranti di Ferzan Ozpetek ancora con Stefano Accorsi protagonista, una doppietta che farà dell’attore un vero e proprio divo, altro fenomeno che in Italia non si vedeva da anni. Da L’ultimo bacio è nata un’intera generazione di interpreti, e fa sorridere oggi vedere Pier Francesco Favino in un ruolo secondario rispetto a Marco Cocci, con tutto il rispetto per quest’ultimo. Claudio Santamaria, Sabrina Impacciatore, Giorgio Pasotti, Regina Orioli, giovani talenti che hanno fatto la loro strada, affiancati nel film da Stefania Sandrelli, Sergio Castellitto, il compianto Piero Natoli, tutti diretti magnificamente da Gabriele Muccino che ha sempre tirato fuori il meglio dai suoi attori.

L’ultimo bacio divise molto il pubblico

C’è chi lo adorò all’epoca, e magari oggi lo trova datato e ingenuo. Ebbe anche molti detrattori, soprattutto quei trentenni che non si identificavano in questi ragazzi schiacciati dai loro rapporti con le donne e convinti che la vita sia una fuga continua dalle responsabilità. Al di là dei giudizi di campo, il dibattito che venne fuori nella società italiana in trasformazione di quegli anni anche grazie a L’ultimo bacio fu importante, e lo è altrettanto vedere dove sono arrivati quei ragazzi. Vent’anni dopo il senso di disagio che accompagnava la visione si è trasformato nell’emozione della memoria per chi in quel 2 febbraio 2001 e dintorni 30 anni ce li aveva e 30 anni sembran pochi.

Oggi ne hanno cinquanta, e non avrebbero pensato di festeggiare compleanni isolati a casa, spegnendo candeline guardando lo schermo di un computer o di un cellulare. Quei figli che tanto li opprimevano sono nati e cresciuti, e anche se hanno qualche piccolo tatuaggio in faccia, sono la cosa migliore che hanno fatto nella vita. Quelle donne che tarpavano loro le ali li hanno accompagnati e fatti diventare finalmente adulti, come tante Wendy con i loro Peter, e anche se magari non sono le stesse di allora, le rispettano e le amano, perché se non fossero lì al loro fianco ne piangerebbero la mancanza. Quella vita instradata da cui fuggivano è oggi per alcuni la loro salvezza. Chi ha fatto scelte diverse si dibatte tra rimpianto e felicità.

E L’ultimo bacio, quello che cantava Carmen Consoli con quei violini suonati dal vento, forse ancora lo dobbiamo dare.

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