Nuovo Dpcm, Franceschini: “Chi protesta per cinema e teatri non capisce la gravità della situazione”

Il ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo Dario Franceschini commenta le accuse e le proteste circa la decisione di chiudere cinema e teatri fino il 24 novembre

La chiusura di cinema e teatri varata dal nuovo decreto ministeriale per fronteggiare la seconda ondata di epidemia ha scombussolato l’intero settore culturale e sono state tante le proteste e le reazioni di fronte a questa mossa del Governo.

In un videomessaggio a Repubblica, il ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo Dario Franceschini ha giustificato e commentato tale scelta:

“Dopo il DPCM di ieri che ha comportato la chiusura di tante attività, tra cui cinema e teatri, ho ricevuto molti appelli del mondo della cultura, ho letto di proteste e ricevuto molteplici attacchi. Tutto comprensibile perché vige una grande preoccupazione.
Vorrei però rispondere alle osservazioni che ho ricevuto con la stessa franchezza. Io ho l’impressione che non sia stata percepita la gravità della crisi, né i rischi del contagio in questo momento. Perché quando i cinema e i teatri sono stati chiusi a marzo non c’è stata quest’ondata di protesta? Forse non si è capito a che punto siamo.
Bisognava intervenire subito, prima si interviene con misure più drastiche possibili, più facilmente si blocca quella crescita esponenziale della curva.” 

“La chiusura delle attività non è stata legata ad una scelta gerarchica d’importanza, sarebbe assurdo scegliere così, ma è stata motivata dall’esigenza di ridurre la mobilità delle persone. Io mi impegno affinché questa chiusura sia il più breve possibile, anche se dipenderà ovviamente dall’andamento epidemiologico. Chi governa deve assumersi delle responsabilità. Io mi assumo la responsabilità diretta di questa scelta, sarà il tempo a dire se sarà stata giusta o sbagliata. Ma adesso serve mettersi tutti dalla stessa parte. Mi impegnerò a tutelare i lavoratori del mondo dello spettacolo, soprattutto i meno visibili. Abbiamo stanziato 1 miliardo e 200 milioni per lo spettacolo.
Ho scritto una lettera alle televisioni pubbliche questa mattina chiedendo di dare più spazio alla cultura, comprare spettacoli, pagare i diritti e trasmetterli per dare un contributo in modo materiale.”

Franceschini ha terminato con un appello:

“Se in un’emergenza come questa il paese si divide, i problemi e rischi diventano molto più grandi. Ognuno di noi deve fare il proprio dovere, solo così possiamo ricostruire il clima di coesione sociale.
Chiedo proprio alle personalità della cultura, voi che avete una grande influenza sull’opinione pubblica e siete testimonial di valori, vi chiedo di dare un contributo per la coesione sociale, ne abbiamo bisogno.”

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