Old, la recensione del thriller di M. Night Shyamalan

Un notevole ritorno al soprannaturale e al mystery per il regista di The Village.

(from left) Prisca (Vicky Krieps), Maddox (Thomasin McKenzie), Guy (Gael García Bernal) and Trent (Luca Faustino Rodriguez) in Old, written and directed by M. Night Shyamalan.

“Un intrigante e misterioso thriller su una famiglia che durante una vacanza in una località tropicale scopre che la spiaggia appartata dove si stanno rilassando li sta facendo invecchiare rapidamente… riducendo le loro intere vite ad un solo giorno”: così recita la sinossi di Old, il film di M. Night Shyamalan che Universal Pictures porta nelle sale italiane – anzi #Soloalcinema – dal 21 luglio. Un notevole ritorno al soprannaturale e al mystery, per dirla sinteticamente.

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Prima, per dieci anni non aveva sbagliato un film, più o meno, poi son stati più i passi falsi che i bersagli colpiti. Ma Shyamalan non è uno che si arrenda. Anzi, la caparbietà e la fiducia nei propri progetti più che nei propri mezzi sono sicuramente due dei suoi punti di forza, oltre alla fantasia e alla voglia di divertirsi, anche se a volte in modo un po’ particolare. E comprensibile solo agli spettatori dotati di dosi notevoli di humor nero.

M. Night Shyamalan
M. Night Shyamalan

Superata la frustrazione per la sfumata trilogia, che doveva esser inaugurata dal deludente L’ultimo dominatore dell’aria del 2010, con l’ostinata realizzazione di quella sui ‘suoi’ supereroi (Unbreakable, Split, Glass), il regista indiano naturalizzato statunitense sembra essere di nuovo libero di seguire la propria ispirazione. O quella di altri, visto che questo Old è l’adattamento della graphic novel Castello di sabbia (Château de sable), scritta da Pierre-Oscar Levy e Frederick Peeters ed edita in Italia da Coconino Press.

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Nella trasposizione cinematografica, inevitabilmente, qualcosa si perde e qualcosa si guadagna; per la gioia di chi – incuriosito – vorrà recuperare il fumetto del 2010 o mettere alla prova la versione realizzata per il grande schermo. Nella quale la scelta delle ambientazioni, la gestione dei tempi drammatici, la costruzione dei colpi di scena e di certi svelamenti fa la differenza. Al netto di alcuni eccessi nella recitazione dei protagonisti, comunque tutti di ottimo livello da Gael García Bernal e Vicky Krieps a Rufus Sewell e Ken Leung, con una menzione speciale per la Thomasin McKenzie di Jojo Rabbit (e del prossimo Ultima notte a Soho).

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Esagerato gridare al capolavoro, come han fatto i primi entusiasti spettatori, anche perché i più anziani non avranno difficoltà a ritrovare nel film alcuni stilemi – e autocitazioni – del regista di The Village, E venne il giorno, Unbreakable. E’ indubbio però che dopo essersi messo alla prova nelle due camere e cucina di The Visit, lo spazio comunque limitato della spiaggia dove tutto si svolge sia un orizzonte congeniale per Shyamalan. Che a partire da una evidente ammirazione per la prima Twilight Zone e il buon vecchio zio Alfred (Hitchcock, ovviamente) riesce a dare una forma personalissima allo spunto originario, arricchendolo e inquadrandolo come nemmeno l’autore francese aveva pensato di poter fare. Nella sua “trappola per turisti” c’è grande creatività, gusto per l’immagine e la sorpresa, coerenza nel ritmo e nell’alternanza dei personaggi ed equililbrio tra horror, family drama e un certo pedagogismo, che oltre al ricorrente rispetto della natura questa volta ci pone di fronte a una questione molto attuale alla quale ognuno vedrà come rispondere alla fine del film.

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