Raised by Wolves, Ridley Scott: «La mia prima serie TV diretta per caso»

Il grande regista di Alien e Blade Runner spiega la nascita della fantascientifica Raised by Wolwes, in onda su Sky: «I nuovi Adamo ed Eva rifondano il mondo»

«Mi piace tutto del lavoro che svolgo. Adoro alzarmi ogni mattina sapendo che la giornata sarà piena di sfide. Ecco perché lo faccio. Se non si è in grado di gestire lo stress, tanto vale cambiare mestiere. Penso che il mio mestiere assomigli a quello di un pilota di auto da corsa: se non ti piace andare veloce, non farlo. Amo andare veloce, anche se certo, l’esperienza conta».

E di esperienza, Ridley Scott, ne ha da vendere, anche se per Raised by Wolves, in onda su Sky e Now Tv, è tornato all’emozione di un debutto che lo ha visto dirigere, per la prima volta, una serie televisiva. «In realtà – ha confessato – non avevo programmato di dirigerla. Parte del mio lavoro nella Scott Fee, la mia casa di produzione, consiste proprio nel leggere spesso sceneggiature che potrebbero poi diventare bei film.
Sapevo che Aaron Guzikowski era uno scrittore speciale, ma arrivato a metà sceneggiatura del primo episodio, ho realizzato quanto questa serie fosse qualcosa di fresco, diverso, con un nuovo modo di pensare a un nuovo mondo: era un’idea logica, inviare due creazioni perfette, un Adamo ed Eva di bio-meccanoidi, per creare un nuovo mondo con diciotto embrioni di esseri umani. Ho pensato che fosse un inizio fantastico per una sfida meravigliosa».

È stato questo l’avvio del progetto di una rivoluzionaria serie di fantascienza, già opzionata per una seconda stagione. «Eppure – ha aggiunto il regista – sono entrato gradualmente nel progetto. Mi succede sempre così: mentre leggo, inizio a vedere le immagini poi comincio a creare lo storyboard nella mia testa e infine lo metto su carta». Subito dopo sono arrivati gli interpreti, Amanda Collin e Abubakar Salim, ovvero Madre e Padre, i due androidi fuggiti da una Terra devastata dalla guerra tra atei militanti e un ordine religioso di derivazione cristiana, verso il pianeta Kepler-22b, portando con sé embrioni umani con cui iniziare una nuova civiltà.

«Mettere la storia su carta è la cosa più difficile da fare. La sfida successiva – ha aggiunto Ridley Scott – è la ricerca del cast. Mentre leggo la sceneggiatura, solitamente ho già in mente gli attori. Ma per Madre continuavo a pensare a David Bowie. Ecco perché nella serie Amanda Collin ha i capelli corti e rossi, anche se in fondo non gli assomiglia, ma l’idea era quella. Padre invece doveva essere l’esatto contrario. Volevo qualcuno bello come Harry Belafonte».

In principio l’idea era che i due androidi si muovessero nel loro mondo completamente nudi. «Metaforicamente, Padre e Madre erano Adamo ed Eva, quindi anche tecnicamente avrebbero dovuto essere nudi – ha concluso il regista –. Ma poi ho pensato che non sarebbe andato così bene con un pubblico generalista. Un giorno, mentre passeggiavo per Londra, sono passato davanti a un sexy shop, in vetrina c’era un completo elastico. Ho subito chiesto a qualcuno di entrare a comprarlo, volevo vedere che aspetto avesse una volta indossato. Le tute elastiche erano inizialmente impegnative perché non lasciavano molto all’immaginazione, ma è incredibile quanto tutto questo aspetto sia stato immediatamente superato, una volta entrati nella storia dei personaggi».

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