Top Gun Maverick, la recensione

0

Oltre 30 anni dopo, il mondo è di nuovo in pericolo: uno “stato canaglia” è a un passo dallo sviluppo della sua atomica, mentre i budget per le spese militari calano e l’aviazione Usa è decisa a chiudere il programma Top Gun. Insomma: c’è ancora bisogno dell’indisciplinato, ostinato, superdecorato Pete “Maverick” Mitchell, richiamato all’Accademia in cui si è formato, per preparare una squadra d’elite dell’aviazione a stelle e strisce a una missione ad alto rischio, mai tentata prima. Tornare, per Maverick significa reincontrare Jennifer Connelly, sua vecchia fiamma ora proprietaria dell’unico bar del luogo, ed anche far da istruttore a Bradley, figlio di Goose, lo, scomparso compagno di volo. A calarsi nel ruolo è Miles Teller, mentre Val Kilmer è di nuovo Tom “Iceman” Kazinsky, ormai ai vertici della gerarchia militare ed Ed Harris interpreta il glaciale ammiraglio avversario di Maverick. Dopo tensioni inevitabili, e l’altrettanto atteso scontro tra generazioni, la missione ha inizio.

L’OPINIONE

Un’aura di attesa mista a scetticismo ha accompagnato negli ultimi tre anni il sequel del film simbolo degli anni ’80 e della vittoria occidentale nella Guerra Fredda, più volte rimandato causa pandemia. L’esplodere della crisi ucraina lo rende ora drammaticamente attuale, come lo sono il ritorno dell’America al ruolo di Gendarme delle libertà voluto da Biden e le dissertazioni quotidiane sulle tremende armi di distruzione a disposizione degli eserciti. E il film, fortemente cercato da Cruise e certo, ideologicamente schierato, “regge” l’attesa, coinvolgendo in molti momenti lo spettatore comunque la pensi e voti alle elezioni, almeno fino alla consueta girandola finale di colpi di scena in tipico stile Hollywood.

Al di là di scene d’azione curatissime e interpretate in gran parte dallo stesso Cruise e dagli altri attori protagonisti (spicca su tutti una strepitosa Jennifer Connelly, ma non è una novità), sono il garbo, persino l’eleganza con cui vanno in scena il crepuscolo di una generazione e in fondo quello dell’ “America degli individui” in una società sempre più tecnologica, appiattita e disumanizzata, ad accompagnare tra le pieghe di una storia che sembra voler ricordare l’importanza di quel “diritto alla felicità” (auspicato cemento tra le molte anime americane secondo gli estensori della Costituzione Usa) anche per chi ha alle spalle decenni di vita e crede ancora nei semplici valori mito di un’America conservatrice ma lontana da certe recenti inquietudini sovraniste. Prevedere un successo al box office per Top Gun – Maverick è semplice. Stavolta ci sono anche le premesse perché il film possa ritagliarsi un posticino nell’immaginario, in stile Armageddon, per intendersi, a differenza di titoli come Blade Runner 2049, di buona presa commerciale, ma che non hanno scalfito il mito dei film dei quali, decenni dopo, riprendevano la storia.

SE VI È PIACIUTO GUARDATE ANCHE..

Il primo Top Gun (diretto nel 1986 da Tony Scott), per cogliere i molti riferimenti e omaggi che la nuova pellicola riserva al primo capitolo. E Armageddon (Michael Bay, 1998, con Bruce Willis e Ben Affleck) per le atmosfere in stile “Dio, patria, famiglia” e il tema del passaggio di testimone tra generazioni.

RASSEGNA PANORAMICA
VOTO
top-gun-maverick-la-recensioneUsa 2020. Regia di Joseph Kosinski. Con Tom Cruise, Miles Teller, Val Kilmer, Jennifer Connelly, Ed Harris. Distribuzione: Eagle Pictures. In sala