OSCAR 2016: È TUTTO PER TE, LEO!

Dopo averlo inseguito, sfiorato e sì, anche desiderato, la lunga attesa di Leonardo DiCaprio è finita, l’88ª edizione degli Academy Awards lo ha decretato come Miglior Attore Protagonista per The Revenant – Redivivo

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Leonardo DiCaprio con il suo Oscar

Niente più meme o video virali. Niente più battutine, fotomontaggi oppure hasthag da social network chiacchieroni. Niente più petizioni, indignazioni e sì, addio umorismi di troppo, che al tempo del web rimbombano e fanno un insopportabile rumore. Questa volta non ci saranno rimpianti o ”magari il prossimo anno” che tengano, Leo DiCaprio ce l’ha fatta, Leo DiCaprio ha trionfato agli appena conclusi Academy Awards, stringendo sul palco l’ambita, sognata, inseguita e ora conquistata statuetta come Miglior Attore Protagonista, ovviamente per la sua complessa e logorante interpretazione in The Revenant – Redivivo. Leo, dunque, ha battuto un quartetto di eccezionali candidati (Cranston, Fassbender, Damon e Redmayne), ha mandato in tilt la rete, ha rispettato i pronostici (che questo sarebbe stato l’anno giusto, ma non era nemmeno poi tanto certo) e, la cosa più emozionante, oltre l’Oscar in essere, ha ottenuto la standing ovation del Dolby Theatre (cosa riuscita durante la serata solo al Vice Presidente USA Joe Biden e al nostro Ennio Morricone), in piedi per un enorme abbraccio fatto di applausi, sorrisi e lacrime (con quelle della ”sua” Kate Winslet letteralmente da brividi). E il suo viso, restio a far trapelare le emozioni se non sul grande schermo, si è cosparso di luci, liberandosi sul palco in un discorso talmente importante da essere già entrato nella storia di questo amato e discusso riconoscimento. Perché DiCaprio, che prima di Redivivo aveva ottenuto altre quattro candidature (la prima nel ’94 per Buon Compleanno Mr. Grape, poi per The Aviator, Blood Diamond e l’ultima, in ordine di tempo, per The Wolf of Wall Street, sfumata come sappiamo nelle mani dell’altro grande McConaughey), non ha mai negato di voler, un giorno, vincere l’Oscar. Magari non oggi, magari non domani, ma quella statuetta, prima o poi, l’avrebbe tanto voluta, coccolandola un po’, ammirandola e sottolineando, per una strana legge delle (bellissime) contraddizioni, quanto in fin dei conti sia effimera, come solo i premi sanno essere.

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L’abbraccio tra DiCaprio e Kate Winslet

Perché, e il tumulto di queste settimane lo dimostra, Leonardo DiCaprio, con o senza Oscar, resta per la platea uno se non l’attore più amato di tutti, quello capace di mixare fascino, enorme talento, predisposizione ad essere un’icona e accettare (con semplicità e ”mestiere”) l’epiteto di star. E, il suo nome letto da Julianne Moore, direttamente da quella magica busta chiusa, con il conseguente boato del pubblico, dei colleghi e degli addetti ai lavori negli impeccabili abiti griffati, dimostra che la causa di DiCaprio era davvero sposata da tutti. Non una cosa scontata quando si parla di cinema, non una cosa scontata quando si parla di industria cinematografica, Major e Academy. Eppure, salendo gli ultimi gradini che lo dividevano dall’Oscar, Leo ha preso tutto il tempo che c’è per sé, respirando e dando poi voce ad un ringraziamento pieno di sottotesti e significati, citando ”suo fratello” Tom Hardy, compagno di set, il regista Iñárritu (che ha ottenuto l’Oscar come Miglior Regista), e virando sull’aspetto ecologista che può avere il film, spingendo il mondo in una riflessione comune e quanto mai indispensabile su cosa voglia dire salvaguardare la natura, senza darla mai per scontata. Proprio come lui non ha mai dato per scontato di ricevere il premio. E ora che la storia è stata (finalmente) scritta, la vittoria è dolcissima e, quegli sberleffi che lo volevano eterno secondo sono solo un lontano ricordo. Il colore della vittoria, da oggi, ha tutta un’altra luce.

Damiano Panattoni

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