Parasite di Bong Joon Ho: ecco perché è un capolavoro

Parasite Corea del Sud, 2019 Regia Bong Joon Ho Interpreti Hye-jin Jang, Kang-ho Song, Lee Sun-kyun, Cho Yeo-Jeong, Choi Woo-sik, Park So-dam Distribuzione Academy 2 Durata 2h e 12′

Al cinema dal 7 novembre 2019

LA STORIA – In un fatiscente seminterrato, la famiglia del giovane Ki-Woo (padre Ki-taek, madre Chung-sook, sorella Ki-jung) vivacchia di espedienti, finché un amico non gli suggerisce di proporsi come tutor di inglese di una adolescente molto ricca. Mentendo quel che serve, il ragazzo si fa assumere e concepisce un piano (cinico) per inserire progressivamente tutti i suoi familiari. Così, con menzogne, furbizia (“se Oxford avesse una specializzazione di falsificazione di documenti Ki-jung sarebbe la migliore della sua classe” ridacchia il padre) e colpi bassi, tutti vengono impiegati rispettivamente come governante, autista del capofamiglia e insegnante d’arte del piccolo di casa. Sarebbe una pacchia, se non fosse che l’inaspettato, come sempre nascosto dietro l’angolo, li colpirà. Perché la precedente governante (di lungo corso) ha un segreto nascosto proprio nella splendida villa progettata dall’insigne architetto Namgoong…

L’OPINIONE – La misura della povertà contemporanea è data anche dalla non possibilità di usare WhatsApp. Sin dall’inizio non lesina a dare colpi d’artigli lo splendido Boon Joon-ho (che dobbiamo cominciare a considerare un maestro del nuovo cinema o forse semplicemente un nuovo maestro del cinema, dato il suo stile moderno ma anche rispettosissimo del linguaggio classico).

Da una parte dei proletari (come degli “scarafaggi” come suggerisce beffardamente l’autore) machiavellicamente decisi ad agire al limite (ma anche oltre) per soddisfare i propri bisogni primari, dall’altra degli alto-borghesi con i loro rituali, il loro snobismo, l’educazione e la cortesia che maschera l’egoismo spicciolo che non riesce a vedere più in là di pochi decimetri dall’ombelico (si veda l’insensibilità con cui organizzano una festicciola mentre i quartieri bassi finiscono allagati e semidistrutti). Ma come amaramente rifletterà Ki-taek (lo interpreta Kang-ho Song che è un po’ l’attore feticcio del cineasta, già protagonista o comunque presente nei suoi splendidi Memory of Murder, The Host e Snowpiecer): “Se fai un piano, la vita non funziona così… senza un piano niente può finire male”. Peccato che anche il caso e le coincidenze abbiano una loro logica ineluttabile.

Un film che misura la spietata distanza che separa il mondo del superfluo da quello della sopravvivenza. E lo fa con una storia originale, piena di umori, con una sceneggiatura senza buchi, congegnatissima, di grande stile formale. La vicenda personale è infatti sempre contestualizzata nella situazione più generale di una Corea – anzi, di un mondo – che non sta bene: con preziose e illuminanti riprese in campo lungo, stilisticamente necessarie, Boon Joon-ho inquadra e “commenta” sociologicamente e moralmente. Il resto lo fa un film modernissimo, che attraversa toni e generi (comedy, drammatico, catastrofico, psycho thriller), senza perdere mai ritmo, coerenza e obiettivi; non per caso Cannes lo ha premiato con il massimo dei premi, la Palma d’oro. Ultima cosa: occhio, anzi: orecchio, a Gianni Morandi (vedere il film per capire)!.

Parasite, il trailer del film di Bong Joon Ho che ha vinto la Palma d’Oro