Perché fai film? Rispondono i grandi registi. Parte 1

In questa prima puntata la parola a David Lynch, Clint Eastwood, John Carpenter e Martin Scorsese

Nel purtroppo (per me particolarmente) lontano maggio 1987, il quotidiano francese Liberation pubblicava un poderoso allegato intitolato “Pourquoi filmez vous?” (“Perché fai film?”) , in cui poneva la domanda – per qualcuno oziosa per altri fondamentale – a mille dei cineasti più importanti (allora) del pianeta. Abbiamo pescato alcune delle risposte e ve le riproponiamo (abbiamo scelto tra quelli ancora viventi, sigh). Perché i motivi dell’uno possono spalancare le finestre al senso di un’altra domanda più generale e collettiva: “perché guardare i film?”.

JANE CAMPION

“Ho passato la maggior parte della mia infanzia a giocare a fingere e travestirmi. La fantasia infantile che mi piaceva di più nasceva dal telefilm “La via dei pionieri”. Seduta su una cassetta – il cavallo – e con tutte le altre impilate dietro a formare una carovana. Una vera carovana western. La gioia che provo a girare dei film viene da là, dall’eccitazione. Amo fare film che hanno un rapporto con la mistificazione, la scoperta, il rischio. La tensione che si crea tra me e il film viene da là”

LARS VON TRIER

“Per sfidare Dio e l’uomo…la ragione per cui Frankenstein ha creato la sua creatura. L’eccitazione dovuta al fatto di mescolare qualche materiale di scarto e un cervello di criminale alle forze della Natura. Il risultato può non essere bello da vedere ma ha una propria volontà e potrebbe avere conseguenze nefaste…è quello l’inconveniente”.

JOHN CARPENTER

“Ho girato dei film perché non ho veramente avuto altra scelta. C’è una forza lunare (solitaria?) che mi ha spinto a creare la mia visione personale del mondo attraverso il cinema”.

CLINT EASTWOOD

“Ho sempre avuto grande ammirazione per i narratori, per tantissimo tempo non ne ho fatto parte. Da ragazzo ero molto introverso, avevo un approccio visivo alle cose…a scuola un semplice stormir di foglie aveva la capacità di proiettarmi verso i viaggi più inverosimili. Per questo penso di avere avuto tantissima fortuna a trascorrere la maggior parte della mia vita da adulto a recitare e dirigere film, “luogo” finale dell’immagine e del suono. Ecco, questo è l’unico motivo che mi ha fatto fare dei film, forma d’arte che ho intenzione di continuare a fare per il resto della mia vita”.

WALTER HILL

“Sono entrato nel mondo del cinema per caso. E’ un modo interessante per guadagnarsi da vivere”.

JIM JARMUSH

“Se degli extraterrestri dallo spazio osservassero quello che facciamo sulla Terra, dovrebbero trovare che il fare dei film è una tra le cose più ridicole (…). Alla fine degli spettatori sono riuniti in una grande sala dove guardare immagini luminose proiettate da una macchina desueta che permette loro di assistere a questa “imitazione della vita”. Non so veramente perché faccio del cinema”.

DAVID LYNCH

“Per creare un mondo e farci esperimenti”

MARTIN SCORSESE

“Tra i miei più antichi ricordi figurano quelli delle mie uscite al cinema con i miei genitori. L’entrata in sala, i tappeti, le sedie molleggiate, l’odore delizioso della buvette e, ovviamente, la magia dello schermo. Era un mondo in cui mi sentivo sicuro, dentro il quale potevo sognare e, soprattutto, era un tempo in cui mi sentivo molto vicino ai miei. E’ possibile che il mio bisogno di girare dei film non sia che un modo di rivivere quelle sensazioni, la ricerca di una ispirazione per sognare senza limiti e, soprattutto, una tecnica per sentire di nuovo quella vicinanza con le persone che mi amavano”

STEVEN SPIELBERG

“Non c’è nient’altro che io riesca a fare così bene”

JOHN WATERS

“Faccio film perché questo mi impedisce di commettere dei crimini”

 

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Perché fai film? Rispondono i grandi registi. Parte 2