Pesaro Film Festival, vince il mito di John McEnroe: tutti i premi

La 54ma edizione della Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro chiude i battenti assegnando, come è del resto tradizione, i premi. Quest’anno due titoli hanno fatto l’en plein, aggiudicandosi i primi posti nelle categorie più importanti: nella pur ristretta cerchia delle opere in competizione, decisamente si staccavano dalla media.

John McEnroe: in the Realm of Perfection (l’Empire de la Perfection) ad esempio è un film francese di cui sentiremo sicuramente ancora parlare (uscirà in Italia in autunno distribuito dalla Wanted), quasi un proseguimento documentario e “scientifico” alla interessante biopic Borg-McEnroe di Janus Metz Pedersen. Con la regia di Julien Faraut e la voce narrante di Mathieu Amalric, il raffinato e stilizzato lungometraggio parte quasi sulle tracce delle ricerche didattiche di Gil de Kermandek, cineasta e uomo di sport che ha cercato con una raccolta di innumerevoli filmati nel corso degli anni di carpire il segreto della perfezione dei gesti sportivi di John McEnroe. Di fatto però, è talmente imprevedibile il personaggio, talmente sfuggente a ogni disciplina, che il ritratto del meraviglioso e terribile tennista finisce col diventare una riflessione sulla peculiarità del suo talento, che diventava geniale quanto più si faceva rissoso, irascibile, autodistruttivo, un’anima ossessionata sin da piccolo dalla perfezione (in questo senso proprio come de Kermedek).

«Il cinema mente, lo sport no», scrive e declama Godard e il film di Faraud se ne appropria seguendo in un crescendo le performances sportive e le bizze di MacEnroe, dilungandosi fatalmente su quella che è forse una delle sue prove leggendarie, la finale del Roland Garros che lo vide sconfitto in 5 set dalla sua “antitesi vivente”, Ivan Lendl. Ma non è solo un “discorso” sportivo agonistico, quello del film, quasi una eccentrica biopic. Le riflessioni qui riportate di Serge Daney (uno dei più grandi critici francesi, per anni faro dei “Cahiers du Cinéma”) mettono in relazione il tennis (di McEnroe) con l’arte del cinematografo, trovando sapidi e insospettabili fili rossi a unire. L’opera ha vinto qui a Pesaro il premio per il miglior film, con la giuria composta da Tea Falco, Paolo Franchi e Stefano Savona, nonché quello della Giuria Studenti.

Il Premio del pubblico (sezione Cinema in piazza) è invece stato assegnato a América di Erick Stoll e Chase Whiteside. Si tratta di un documentario dalle immagini preziose e sfavillanti col pretesto di una storia fiction. L’idea iniziale è quella di girare una storia sui turisti statunitensi in Messico, prima di imbattersi in Diego e nella sua nonna, América (appunto), caduta dal letto e feritasi seriamente sino all’immobilità (ma c’è il sospetto che si sia volontariamente fatta male). L’incontro è l’occasione per Diego e i suoi due fratelli, dai caratteri ben differenziati, di ripensare alle loro vite. Uno splendido documentario che ha già vinto premi in varie manifestazioni di settore.

Infine: Premio Studio Universal al miglior cartoon a Merlot di Marta Gennari e Giulia Martinelli, mentre il concorso (Ri)montaggi per il miglior video Essay ha visto vincitrici le opere di Gianluca Badi, Emanuele Pilonero, Edoardo Spallazzi e di Alessandro Baraero.