Qualcosa di meraviglioso: quando l’integrazione passa per gli scacchi

Francia, 2019 Regia Pierre-François Martin-Laval Attori Gérard Depardieu, Ahmed Assad, Isabelle Nanty, Pierre-François Martin-Laval, Pierre Gommé, Didier Flamand Distribuzione Bim Durata 1h e 47′

Al cinema dal 5 dicembre 2019

LA STORIA – Da una storia vera. A 8 anni Fahim Mohammad deve abbandonare il Bangladesh con il padre. Dietro ci sono motivi politici, ma il padre riesce a sfruttare la precoce passione per gli scacchi del ragazzino (“Ti piacerebbe conoscere un Grande Maestro?”) per fargli lasciare (tutti sperano momentaneamente) madre e sorella senza traumi irreparabili. A Parigi però non sarà facile ottenere asilo politico; il padre non capisce una parola di francese che è una, fortunatamente il figlio, mente brillante e ambiziosa, oltre a impratichirsi quasi subito con la lingua, suscita l’interesse di Sylvain, insegnante di scacchi, un timido burbero dal cuore grande e cardiopatico che intuisce in lui la stoffa del campione. Tanto da farne la punta di diamante della scuola per l’imminente campionato Nazionale di Scacchi di categoria. Ma come riuscire a iscriverlo se non ha permesso di soggiorno?

L’OPINIONE – Gli scacchi non sono il massimo per suscitare tensione e passione agonistica, almeno su schermo (certo non sono mancati titoli importanti sul tema, come I giocatori di scacchi di Satyajit Ray o Mosse pericolose di Richard Dembo, Oscar nel 1985 o anche, tangenzialmente, Il settimo sigillo di Bergman). Se non li apprezzi non capisci la crudeltà insita del gioco e lo stress psicofisico che divora l’animo di ogni giocatore (“Gli scacchi sono lo sport più violento, una guerra tra due menti!”).

In questo film che Pierre-François Martin ha diretto adattando l’autobiografia (cofirmata) dallo stesso Mohammad ed edita oltralpe nel 2014, al lato sportivo che pure viene mostrato (a tale proposito viene “creato” anche un coetaneo spocchiosetto e molto “borghesino” a fare da rivale da battere) vengono affiancati altri due percorsi narrativi. Ovvero la complessa personalità del suo istruttore-maestro che ha qui il fisico corpulento e la sensibilità artisticamente raffinata di Gerard Depardieu (in curriculum conta ben 240 interpretazioni!!!), dai modi tanto bruschi quanto incapace di confessare il suo amore alla organizzatrice della scuola Mathilde (Isabelle Nanty) e poi le difficoltà, sempre più drammatiche, di un padre e marito migrante (per assoluta necessità) per farsi accettare e comprendere un paese di cui ignora tutto o quasi, a partire dalle regole.

Ovviamente, la commozione è sempre lì dietro a ogni dialogo e situazione, ma la ricerca del sentimentale (vedi ad esempio la solidarietà matura dei piccoli compagni di Fahim, i patemi dell’insegnante e del padre) non offusca la lucidità della costruzione della messinscena da commedia popolare con messaggio ed il regista (ex attore e poi autore di spiritosaggini senza pretese come Les Prof e Gaston Lagaffe) trova anche le corde giuste per spostare (come è intuibile e atteso) il tema dal caso personale alla battaglia generale per una solidarietà che sia supportata anche dalla legge, oltre che dalle coscienze dei migliori: “Chiediamoci: la Francia è la patria dei diritti dell’uomo o della Dichiarazione dei diritti dell’uomo?”.

Qualcosa di Meraviglioso, una storia di riscatto e integrazione