“QUEI BRAVI RAGAZZI” COMPIE 25 ANNI: UN CULT IN 10 PUNTI

Robert De Niro in una scena di "Quei bravi ragazzi"

Il Tribeca Film Festival, prestigiosa kermesse co-fondata da Robert De Niro (con la produttrice Jane Rosenthal) 14 anni fa (New York dal 15 al 26 aprile), si concluderà col botto. La sera di sabato 25, verrà infatti proiettato, in versione rimasterizzata e restaurata, Quei bravi ragazzi, in occasione del suo venticinquesimo anniversario (in effetti la sua prima assoluta avvenne a Venezia, alla Mostra Internazionale, a settembre 1990). Un’emozione per l’allora coprotagonista De Niro ma ovviamente anche per l’autore Martin Scorsese “eccitato e commosso” per l’onore: «È sempre meraviglioso vedere uno dei tuoi film rivivere e ritornare sullo schermo, ma vedere questo chiudere il Tribeca, un festival dedicato ai nuovi film, ha per me un significato tutto particolare». Quei bravi ragazzi è oggi considerato unanimemente un capolavoro, uno dei migliori gangster movie mai realizzato, quasi «un saggio di antropologia mafiosa» (definizione di Alberto Farassino) stupefacente e adrenalinico. Ecco 10 curiosità da sapere per ravvivare la memoria di un folgorante cult.

Henry Hill, il criminale italo-irlandese interpretato da Ray Liotta
Henry Hill, il criminale italo-irlandese interpretato da Ray Liotta
1 IL LIBRO E HENRY HILL Il progetto nasce da un libro di Nicholas Pileggi, Wiseguy (pubblicato in Italia con Il delitto paga bene, Rizzoli ed.), praticamente la biografia romanzata di Henry Hill, un criminale italo-irlandese che a un certo punto denunciò la sua gang e fece da testimone pentito in un importante processo. La sceneggiatura è quindi dello stesso Pileggi a quattro mani con Scorsese. Da notare come sia stato cambiato il titolo: divenne Goodfellas (in Italia Quei bravi ragazzi) per non essere confuso con Wise Guys (in Italia Cadaveri e compari), il film del 1986 di Brian de Palma e con una omonima serie tv (1987-1990) trasmessa anche da noi col titolo di Oltre la legge-L’informatore.
Martin Scorsese
Martin Scorsese
2 LE PAROLE DI SCORSESE Racconta Scorsese: «Sapevo che se solo fossimo riusciti a mantenere il senso di quello stile di vita che Nick (Pileggi) esprimeva nel libro – e che gli era stato trasmesso da Henry Hill – e se ci fosse stato ancora un pubblico disposto ad accogliere i personaggi in quanto esseri umani, questo avrebbe reso il film incantevole. (…) Dall’inizio alla fine del film continuavo a dire a tutti: ‘non ha senso fare un altro film sui gangster, a meno che non sia più vicino a un certo tipo di realtà, allo spirito di un documentario’» (da Scorsese secondo Scorsese, Ubulibri) 3 LO STILE Documentario nello spirito, ma estremamente fiction nello stile espressionista e stracarico di colori (si pensi all’uso del colore rosso) e artifici narrativi. Qualche esempio: la circolarità del tempo, con un episodio a fare da punto di partenza o d’arrivo di vari capitoli, magari visto da punti di vista differenti in ripetizioni apparenti. O il montaggio alternato di eventi paralleli ora apparentemente slegati ora sentimentalmente affini. O l’uso della voce fuori campo e del fermo immagine: «il vero stratagemma era la voce narrante. Feci vedere a Nick l’inizio di Jules e Jim per illustrargli ciò a cui aspiravo. Cominciai a togliere parti di dialogo integrandole con la voce narrante e a usare fermi immagine, in sostanza tutti i meccanismi utilizzati dalla Nouvelle Vague dal 1961 circa».
Ray Liotta, Robert De Niro e Joe Pesci
Ray Liotta, Robert De Niro e Joe Pesci
4 MAFIOSI STELLARI: LIOTTA, DENIRO E PESCI NELLO STESSO FILM Quei bravi ragazzi si ricorda anche per il cast impressionante. I tre mafiosi “principali”, sono interpretati da Ray Liotta (Henry Hill, il giovane aspirante e dandy), Robert De Niro (Jimmy Conway, elegante e cinico: Jimmy Burke nella realtà), Joe Pesci (Tommy De Vito, sanguinario e pericolosamente imprevedibile: Thomas De Simone nella realtà). Liotta – rivelatosi sullo schermo 3 anni prima con Qualcosa di travolgente – fu segnalato da De Niro (in tutto otto volte con Scorsese e leggendario gangster anche in Il padrino parte 2, C’era una volta in America e gli Intoccabili), mentre Pesci ritornava così alla corte di Scorsese dopo il film che l’aveva lanciato nel 1980, Toro scatenato. In ruoli minori appaiono anche i genitori di Martin, il padre Charles (il mafioso Vinnie) e la madre Catherine (la madre di Tommy). 5 IL PRODUTTORE DALL’OCCHIO LUNGO La produzione è di Irwin Winkler (già con Scorsese per Toro scatenato e New York New York) che aveva comperato i diritti del libro molti anni prima e che mise in contatto Pileggi con Scorsese sino a farli lavorare insieme alla sceneggiatura (una esperienza evidentemente felice, visto che i due avrebbero raddoppiato la collaborazione con Casino, nel 1995, sempre da un suo romanzo). Nel cast tecnico, citazione d’obbligo per il montaggio di Thelma Schoonmaker, collaboratrice di fiducia del cineasta e grazie a lui vincitrice di Oscar per Toro scatenato, The Aviator, The Departed. 6 LA COLONNA SONORA: UN’ENCICLOPEDIA MUSICALE    Discorso particolare per le musiche, quasi una enciclopedia storica del rock, dal pop italoamericano, al doo-wop, dal rock’n’roll, al rock e al punk: «il fatto è che quando vennero fuori i Beatles, in un bel po’ di posti c’erano juke box che conservavano ancora i pezzi di Benny Goodman e vecchia roba italiana. L’unica regola che seguimmo fu utilizzare musica che avrebbe potuto essere ascoltata solo all’epoca in cui il racconto si svolgeva. (…) Molte scene prive di dialogo sono state girate con la musica sul set (Layla, Monkey Man, Memo from Turner con la slide di Ry Cooder, n.d.r.)».
Una scena di "Quei bravi ragazzi"
Una scena di “Quei bravi ragazzi”
7 LE BATTUTE MEMORABILI  Alcune battute divennero memorabili, riprese, citate o parodiate in molti altri film. Come ad esempio quel «Che vuol dire buffo? Ti faccio ridere?» che Joe Pesci rivolge a Ray Liotta dopo aver raccontato una barzelletta, per poi farsi sempre più minaccioso di fronte all’impaurito collega. La lunga scena (completamente improvvisata sul set, rammenta Scorsese) fu ripresa spesso, ricordiamo ad esempio la battuta citata nel videogame Grand Theft Auto (tra l’altro il protagonista è doppiato proprio da Liotta) o nella serie tv Boardwalk Empire (quinta stagione, 2014) da Stephen Graham/Al Capone. 8 LA VIOLENZA La violenza iperrealista di alcune scene han fatto di Goodfellas uno dei padri putantivi del successivo cinema cosiddetto pulp. A partire dai titoli di testa, con il sanguinoso scempio di un ferito sequestrato in un cofano, alternato alle scritte che sfrecciano come bolidi accompagnate dal rombo dei motori. Un gioiello artigianale firmato dai maghi del settore, Saul ed Elaine Bass. 9 I RICONOSCIMENTI Il film fu presentato in anteprima alla Mostra Internazionale del cinema a Venezia, dove vinse il Leone d’Argento più un Grand Premio speciale a Scorsese. Joe Pesci vinse poi l’Oscar come Non Protagonista, mentre solo nominations per il film, il regista, Lorraine Bracco come Non Protagonista (era Karen Hill, la moglie di Henry), la sceneggiatura non originale e il montaggio della già ricordata Thelma Schoonmaker. Nel 1998 l’American Film Institute lo inserì nella speciale lista dei 100 migliori film statunitensi di tutti i tempi (94° posto), così come 10 anni dopo nel riaggiornamento (92° posto). Girato interamente a New York City, con un budget stimato di 25 milioni di dollari, il film superò in pochissime settimane solo in patria i 50 milioni di dollari incassati.
La scena della rapina di "Quei bravi ragazzi"
La scena della rapina di “Quei bravi ragazzi”
10 IL SOGNO AMERICANO STRAVOLTO Ma chi erano in realtà questi “bravi ragazzi”? Ce lo dice ancora Martin Scorsese. «Qui abbiamo uno sguardo all’interno delle dinamiche reali di una “famiglia” coinvolta nel crimine organizzato, benché quella a cui Henry appartiene sia una piccola famiglia. (…) Henry era solo una figura minore del crimine organizzato, un “soldato semplice” e non sarebbe mai potuto diventare un boss. Neanche Jimmy Conway, avendo origini irlandesi, sarebbe potuto diventare un elemento organico a quel mondo. (…) Però era geniale nell’elaborare piani come il colpo del JFK Airport, rubare gli piaceva davvero. Secondo l’FBI era anche un formidabile assassino e uccise molte persone (…). Credo che questo sia particolarmente interessante per gli americani, perché in un certo senso si tratta del sogno americano completamente impazzito e perverso». Un sogno che evidentemente rimane indelebile nei suoi protagonisti, come dimostra la prima battuta di Henry Hill/Liotta: «che io mi ricordi, ho sempre voluto fare il gangster» e anche l’ultima, quando ha denunciato e fatto incarcerare tutti i suoi compari, al termine del film: «ora vivrò tutta la vita come uno stronzo qualsiasi».

Massimo Lastrucci