QUEI BRAVI RAGAZZI

Nel 1989 Martin Scorsese stava cercando un soggetto che lo entusiasmasse. A 47 anni aveva realizzato già alcuni capolavori come Taxi Driver (1976) e Toro Scatenato (1980), ma il decennio che stava per chiudersi lo aveva visto alle prese con film di minor successo di pubblico (Re per una notte, 1982, Fuori orario, 1985 e L’ultima tentazione di Cristo, 1988), con l’eccezione de Il colore dei soldi (1986), sequel de Lo spaccone (1960).

L’occasione arrivò con la lettura del libro Il delitto paga bene del giornalista Nicholas Pileggi, che entusiasmò immediatamente il regista. Il libro era la storia autobiografica di Henry Hill, un piccolo gangster che, dopo alcuni anni ai vertici della mala, era diventato un informatore dell’Fbi. Scorsese telefonò immediatamente all’autore, a sua volta felicissimo di aver ricevuto la chiamata, e i due iniziarono la stesura di quello che doveva diventare Quei bravi ragazzi. Alla Warner, che produceva il film, qualcuno riteneva che la storia fosse troppo violenta, ma Scorsese convinse anche i più scettici che per raccontare dall’interno il mondo della malavita non si poteva fare a meno di mostrarne gli aspetti più brutali.

Per il ruolo di Hill (si era pensato addirittura a Tom Cruise) la scelta cadde su Ray Liotta, che si era fatto notare ne L’uomo dei sogni (1989) e aveva molto insistito per ottenere la parte, anche se il produttore Irwin Winkler non era troppo convinto. Liotta e  Lorraine Bracco nei panni di sua moglie Karen (tra le altre ipotesi, Madonna) furono affiancati da tre grandi attori nei ruoli dei componenti principali della famiglia malavitosa: Robert De Niro diventò lo spietato James Conway, Joe Pesci (che vinse l’Oscar come non protagonista) lo psicotico Tommy DeVito e Paul Sorvino il taciturno boss Paul Cicero. Per prepararsi meglio Liotta ascoltò le registrazioni dei colloqui tra Pileggi e il vero Hill, mentre il solito perfezionista De Niro telefonava sette volte al giorno a Hill per sapere come Conway si muoveva, come parlava e persino come vuotava la bottiglia della salsa di pomodoro. In ruoli secondari Scorsese utilizzò la madre Catherine (la mamma di DeVito), il padre Charles (un compagno di carcere di Hill e Cicero) e un Samuel L. Jackson (Stack Edwards) ancora sconosciuto, appena scoperto da Spike Lee.

Il regista ha sempre ribadito che lo interessava soprattutto raccontare qualcosa di quel mondo di cui non si conosceva molto. Chi abitava in quei quartieri si rendeva conto che i bravi ragazzi facevano soldi a palate, ma non sapeva esattamente come. E il come, sino a un certo punto, non richiedeva neanche l’uso delle armi. Per questo, almeno nella prima parte del film, i componenti della banda risultano simpatici e persino bizzari, con soprannomi tipo Freddy senza naso o Jimmy due volte. Ma l’aspetto negativo, l’elemento imperfetto che è chiuso dentro ognuno di noi e che Scorsese insegue e racconta in ogni suo lavoro, emerge di colpo quando Tommy spara per un banale motivo al giovane Spider, interpretato da Michael Imperioli, che sarebbe poi diventato celebre come il Christopher Moltisanti de I Soprano. Il fatto è quasi secondario rispetto alla storia, ma basilare. Da lì in poi si vede che i bravi ragazzi sono carogne senza pietà, gentili solo con i propri familiari, legati tra di loro da un cameratismo che può diventare spietato

Con l’aiuto del direttore della fotografia Michael Ballhaus e soprattutto della fidata montatrice Thelma Schoonmaker, il regista ha raccontato la storia con ritmi morbidi e violente accelerazioni, che accompagnano i diversi stati d’animo dei protagonisti (vedi la sequenza che porta Hill, fatto di droga, all’arresto). Come sempre nei suoi film, un ruolo importante lo gioca la musica: quarantatre canzoni che vanno da Mina (Il cielo in una stanza) agli amati Rolling Stones (tre brani tra cui la classica Gimme Shelter), da Donovan (Atlantis) ai Cream (Sunshine of Your Love), da Derek & the Dominos (Layla) a Sid Vicious (la sua versione di My Way). Accurato in ogni dettaglio, Scorsese si è affidato anche a momenti di improvvisazione: la scena in cui DeVito incalza Hill per sapere cosa trovi di divertente in quello che dice è stata suggerita da un’esperienza vissuta da Pesci in un bar di gangster. E dopo aver girato tra primi piani e piani americani, Scorsese ha impreziosito il film con un virtuoso piano sequenza di tre minuti: l’entrata al Copacabana di Hill e Karen. La steadicam li segue di spalle dalla strada, passando per l’entrata secondaria, i corridoi laterali, la cucina e quindi la sala (avete presente Birdman?) dove si sta per esibire un comico. E pensare che la sequenza era nata per necessità: i proprietari del locale, infatti, avevano vietato di girare la scena dall’entrata principale.