QUEL FANTASTICO PEGGIOR ANNO DELLA MIA VITA

Me and Earl and the Dying Girl, Usa, 2015, Regia Alfonso Gomez-Rejon Interpreti Thoman Mann, RJ Cyler, Olivia Cooke Distribuzione Fox Durata 1h 45’ 

Greg è intelligente e astuto, vive il liceo come un campo minato e “sopravvive” mimetizzandosi e schivando tutti gli eventuali attacchi alla sua presunta scarsa personalità. Con l’amico (che chiama collega) Earl passa il tempo a realizzare divertenti film parodia, almeno fino a quando la madre non lo obbliga a frequentare Rachel, una compagna di scuola colpita da una grave forma di leucemia. Così il sarcastico e riluttante fancazzista sarà costretto finalmente a preoccuparsi di qualcuno.

Chi ha detto che la gioventù è il più bel periodo della vita? Per il regista e sceneggiatore Alfonso Gomez-Rejon, from Laredo e con un po’ di tv (Glee e American Horror Story) e lo slasher The Town That Dreaded Sundown (2014) in curriculum, è soprattutto un periodo di grandi potenzialità, da tutelare dalle minacce e innaffiare di stimoli. La novella di Jesse Andrews è un classico racconto di formazione sia pure imbellettato, una storia di dolore che vibra di ottimismo con tre piccoli geni in action (anche se li descrive come complessati, ipercritici o afflitti). I film parodia sono infatti dei concentrati di humour e creatività fai-da-te, mentre l’ammalata sciorina anticonformismi e abilità artistiche (nei vestiti, nell’arredamento e con le forbici) da performer straordinaria. Un po’ incredibile no? Il regista con scaltrezza pare attingere dalla pratica cinepoetica finto terra terra di Michel Gondry (vedi le animazioni a passo uno e il bric a brac anche scenografico costruito col poco). Gli adulti (moltissimi volti noti delle serie tv) disegnano figure patetiche (tranne il professore alternativo interpretato da Jon Bernthal) e il trio adolescente ha la vittoria in tasca nel torneo della simpatia (tra loro ottima Olivia Cooke che assomiglia vagamente a Grace Chloe Moretz, mentre Thomas Mann – sic! – gioca bene il ruolo dell’impacciato dalla battuta woodyalleniana che commenta dall’esterno se stesso e quel che accade). Piacione e ruffiano (ovvero, come nascondere le bombe lacrimogene dietro le vesti di una teen comedy esistenzial-intellettuale), Me and Earl and the Dying Girl ha raccolto consensi nel circuito dei più titolati festival giovanili e indipendenti, in particolare – diremmo quasi inevitabilmente – al Sundance ha incassato il premio del pubblico e il Gran premio alla Giuria.

Massimo Lastrucci