Radioactive, in un film la vita della scienziata Maria Curie che studiò le radiazioni e vinse il Nobel

È stata la prima donna a vincere un premio Nobel e il primo essere umano a vincerne due. L’unica a vincerlo in due diversi campi scientifici. Ha scoperto tutti i segreti dell’atomo e due nuovi elementi, il radio e il polonio (così chiamato dal suo paese di origine, la Polonia). Parliamo di Maria Curie (Maria Salomea Skłodowska, prima di sposare il fisico e ricercatore Pierre Curie). Non stupisce dunque che ad occuparsi di lei sia la regista iraniana, naturalizzata francese, Marjane Satrapi, nel suo nuovo film, Radioactive, presentato al Zurigo Film Festival. “Mia madre, che non è mai stata una donna indipendente – ha raccontato l’autrice – mi ha sempre spinta ad esserlo e Maria Curie è sempre stata per noi una figura di riferimento. Se ricordate in Persepolis mi auguravo di vincere un premio per la ricerca sul cancro. Ma solo quando ho fatto le mie ricerche per realizzare il film ho scoperto molti episodi della sua vita che non conoscevo, come per esempio il movimento nazionalistico contro di lei, la sua partecipazione alla Prima Guerra Mondiale, la sua scandalosa storia d’amore dopo la morte del marito.

D’altra parte proprio come Maria (interpretata da Rosamund Pike), che lasciò Varsavia dove le donne non potevano essere ammesse agli studi superiori e si trasferì a Parigi per frequentare nel 1891 la Sorbona (dove poi sarà la prima donna a insegnare), anche Marjane è arrivata in Francia per sfuggire a un destino già segnato dalla dittatura. “Donna e straniera, non conoscevo nessuno che potesse aiutarmi”, ha detto la regista. “Ho ricevuto 186 lettere di rifiuto dal parte degli editori prima di trovarne uno che mi desse fiducia e pubblicasse le mie graphic novel”.

Radioactive, come si può intuire anche dal titolo, non è un classico biopic su un’iconica figura femminile, ma un racconto piuttosto anticonvenzionale di un percorso umano unico e straordinario che vede protagonista una donna convinta del suo valore e determinata a tutto per vederlo riconosciuto. Al fianco del suo amato Pierre, morto prematuramente investito da una carrozza, ma già ammalato, Madame Curie diventerà due volte madre e farà straordinarie scoperte scientifiche le cui implicazioni saranno destinate naturalmente a sfuggire al suo controllo.

I flashforward sui futuri impieghi del radio (positivi nel caso delle terapie antitumorali, nefasti quando applicati alla costruzione di armi di distruzione di massa) sono forse, con la loro didascalicità, il punto debole di un film che non rinuncia al senso dell’umorismo e fa risplendere tormento ed estasi di una donna che aveva paura degli ospedali e della morte, ma non rinunciò a prendersi cura dei feriti della Grande Guerra. “Non volevo assolutamente tracciare il ritratto di una dolce, meravigliosa Madame Curie, ci tenevo a mostrare quanto potesse essere sgradevole. Accettiamo questo negli uomini – ad esempio Picasso, umanamente discutibile, ma che genio! – e non nelle donne, che devono essere sempre belle e gentili, grandi madri e mogli. Le donne sono esseri umani come gli uomini, complesse e contraddittorie. Amo la Curie per la sua determinazione a non scendere a compromessi. Era onesta, non perfetta. Quello che molti consideravano arroganza è solo la consapevolezza del proprio valore”.

“Soffro più per la mancanza di finanziamenti che per essere una donna” dice la stessa Curie in una frase chiave del film. Un’esperienza non lontana da quella vissuta da molte artiste. “I finanziamenti sono un problema del cinema, per i miei libri non ho mai speso più di 500 euro. Molti sono convinti però che le donne non siano capaci di gestire grossi budget. Un’idea assurda dal momento che le donne gestiscono da sempre l’economia domestica. La cosa migliore che possiamo fare allora e dimostrare di saper realizzare bei film. I film diretti dalle donne non vanno protetti a prescindere, ci sono buoni film e cattivi film e poco importa chi li fa. Non dobbiamo rinchiuderci in un ghetto. Io non faccio film con l’utero, ma con il cervello, lo stesso che hanno gli uomini. I fondi devono andare ai progetti migliori, non possono essere assegnati in base al genere. Certo è che bisogna offrire a uomini e donne le stesse opportunità. Ma forse per ristabilire l’equilibrio è giusto sbilanciarci dall’altra parte per un po’”.