“7 MINUTI”: LA RECENSIONE

300 lavoratrici della Varazzi tessile rischiano il posto dopo la fusione con la francese e maggioritaria Rochette. Alle 11 rappresentanti del Consiglio di Fabbrica il compito di avallare o rifiutare l’offerta padronale. Che è all’apparenza tranquillizzante: tutto resta come prima, stipendio compreso, tranne la diminuzione di (appena) sette minuti dell’orario di pausa. Assenso dunque scontato? Non tanto, perché Bianca, delegata anziana e portavoce ha dei dubbi. Li esterna e provoca una accesissima discussione. “Si fa presto a perdere tutto”. “Basta un sì o un  no”. “E se quello che guardi non è il cielo ma il mare che sta per cascare in testa?”.

Da un dramma teatrale di Stefano Massini (edito da Einaudi), ispirato a una storia vera e già portato sul palcoscenico da Teatro Stabile dell’Umbria, Emilia Romagna Teatro, Teatro del Veneto, per la regia di Alessandro Gassman. La vita di fabbrica – anzi: la lotta di classe –  torna al centro di un film. Non capita spesso, quindi un grazie di cuore a Michele Placido (che con i fratelli si incarica anche del ruolo, un po’ untuoso, del padrone italiano) per la vibrante coscienza civile e per il coraggio.

Sette minuti affronta infatti un tema di devastante attualità, ovvero come, in tempi di crisi economica e arretramento dei diritti sindacali, la paura si impadronisca e devasti la vita delle persone meno ricche, affacciate sul baratro della disoccupazione, quindi dell’emarginazione e della povertà. E’ qualcosa che spaccherà e dividerà il gruppo eterogeneo di giovani, mature, straniere, disabili, tutte in qualche modo sotto ricatto. Da regista esperto, Placido lavora di montaggio di inquadrature per movimentare la scena, e sa tirare fuori il meglio da un cast fortemente coeso, di cui dobbiamo citare perlomeno le performances di Ottavia Piccolo (già protagonista nella versione teatrale), della sorprendente, sapida Fiorella Mannoia e di Ambra Angiolini, ottima in un rabbioso a-solo proprio quando la pièce rivela l’ammirazione e il debito di ispirazione che Massini ha per opere come La parola ai giurati. I set sono stati trovati in provincia di Latina.

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