Azor, recensione e intervista con il regista Andreas Fontana

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Azor

1980: Ivan De Wiel e sua moglie Inés sono in viaggio in Argentina per curare gli affari dell’impresa di famiglia, una banca privata svizzera che si occupa di portare in Europa i beni dei ricchi proprietari terrieri prima che il regime li requisisca loro. Ivan deve anche scoprire che fine ha fatto uno dei soci della banca, di cui si sono perse le tracce. Man mano che il viaggio prosegue, Ivan riuscirà a ricostruire il mistero, ma per farlo finirà con il perdere qualcosa di molto più importante.

Presentato in anteprima mondiale alla Berlinale del 2021, edizione svoltasi in versione on line, Azor ha poi viaggiato per molti festival nel corso dell’anno, approdando anche al BFI London Film Festival.

Opera prima di Andreas Fontana, il film affronta il periodo della dittatura in Argentina con un punto di vista inedito rispetto ad altri che si sono negli anni concentrati sulla repressione, la violenza del regime e la tragedia dei “desaparecidos”.

Fontana si sofferma invece su un aspetto collaterale che rende però assai bene la visione della lontana Europa nei confronti di quello che stava succedendo in un paese che poco più di quarant’anni fa si poteva considerare “lontano”.

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Andreas Fontana
LONDON, ENGLAND – OCTOBER 13: Director Andreas Fontana attends the “Azor” UK Premiere during the 65th BFI London Film Festival at the BFI Southbank on October 13, 2021 in London, England. (Photo by Ian Gavan/Getty Images for BFI)

Ho fatto molte ricerche sul periodo della dittatura argentina” ci ha raccontato il regista, che Ciak ha incontrato proprio a Londra “e la cosa che balza agli occhi è che era stato creata una macchina repressiva incredibilmente efficiente, che fece sparire migliaia di oppositori in maniera sistematica.

Ma a un certo punto, si accorsero che con la stessa efficienza avrebbero potuto impadronirsi di enormi ricchezze, espropriandole a quelle famiglie che fino a quel momento pensavano di essere intoccabili, per il loro rango economico e sociale”.

Anche di fronte alla repressione, alla tortura e alla morte, si tratta sempre di una questione soldi, e in questo caso scendono in campo i professionisti.

Conosco bene l’ambiente bancario, mio nonno aveva una banca privata e per girare questo film ho fatto oltre due anni di ricerche, ho incontrato professionisti del settore e loro clienti e mi sono reso conto che le istituzioni bancarie e chi ci lavora non si pongono problemi morali, per loro sono solo affari, anche le vite delle persone”.

Se c’è una crisi è personale, quella di Ivan che si sente un figlio rifiutato dal padre, elemento su cui si basa gran parte di questo viaggio che prima di tutto interiore e che è profondamente ispirato da Cuore di tenebra di Joseph Conrad.

Amo molto il romanzo di Conrad e non ho problemi a dire che quando ho scritto il film mi sono chiesto ‘se il protagonista del romanzo fosse stato un banchiere, cosa avrebbe fatto’ e ho cercato di darmi una risposta. Credo comunque che ogni storia nasca da altre influenze, conscie o meno. Sarebbe presuntuoso dire il contrario”.

In Azor ci sono anche echi de Il terzo uomo di Carol Reed, di Costa Gavras e del polar francese degli anni Settanta, periodo a cui si ispira anche la raffinata estetica del film. Bravissimi gli interpreti, a partire da Fabrizio Rongione nei panni del protagonista.

Azor è un esordio importante e il viaggio di Ivan progressivamente trasforma il film in un oggetto sempre più disturbante, fino a culminare in un finale agghiacciante che resta bene impresso nella memoria e che nella sua tragica realtà fa molta più paura di una qualunque storia dell’orrore.

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Se per un puro caso non li avete visti, Il terzo uomo e Apocalypse Now, ma anche L’Amerikano e Missing di Costa Gavras, tutti film che hanno ispirato il regista Andreas Fontana per questo suo film.

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