BELLI DI PAPÀ

Italia, 2015 Regia Guido Chiesa Interpreti Diego Abatantuono, Andrea Pisani, Matilde Gioli, Francesco Di Raimondo, Marco Zingaro, Antonio Catania, Francesco Facchinetti Distribuzione Medusa Durata 1h e 40′

In sala dal

29 ottobre

Il cruccio di Vincenzo Luzzi, imprenditore di successo che si è fatto tutto da sé sono i figli, Chiara, Matteo e Andrea. Tre fannulloni viziati e irresponsabili che vivono alle sue spalle (e che potrebbero un giorno rilevare l’azienda, come gli ricorda l’amico e socio Giovanni). Allora il padre, stufo e preoccupato, decide di reagire: si inventa una bancarotta fraudolenta, dice loro che sono falliti e si rifugia con la prole nella natia Puglia. Lì nella diroccata casa di famiglia, li obbliga a cercarsi un lavoro a mantenersi e mantenerlo. Sarà una lezione salutare. O no?

Tante le distanze (troppe?) che si misurano in questo film . Quella tra Milano e Avetrana (Puglia) ad esempio, ovvero tra gli euro e la vita, ma anche quella tra il Guido Chiesa drammatico/ documentarista (Una questione privata, 1998, Il partigiano Johnny, 2000, Lavorare con lentezza, 2004) e questo che ci prova con la commedia “commerciale” (ma con la giusta dignità e intelligenza, sia chiaro), ispirata tra l’altro da un successo messicano, Nosotros los nobles di Gary Alazraki. Quella soprattutto che si evidenzia tra la levigata comunicativa di un Diego Abatantuono assai in forma (del resto la sceneggiatura è stata scritta su di lui) e aggiungiamoci anche il garbato supporto di Antonio Catania e l’inevitabile inesperienza dei tre “figli” (Matilde Gioli, Andrea Pisani, Francesco Di Raimondo), non ancora smaliziati e attrezzati di fronte alle richieste della cinepresa e del genere comedy. Viceversa se la cava molto meglio Francesco Facchinetti nel ruolo obbligato della carogna mestatrice. I momenti spiritosi non mancano, grazie ai dialoghi spesso felicemente surreal-meneghini (conoscete l’Abatantuono style no? Quando funziona è irresistibile) più che alle gag visive, la voglia di far finire bene il tutto anche, con moraletta edificante (meglio la comunità a misura d’uomo che non le alienazioni metropolitane). Davvero, Belli di papà è scorrevole e non indigna – e questo è già buono – certo che se solo avesse avuto qualche guizzo di malizia in più allora ne parleremmo come della miglior commedia italiana di inizio stagione.

Massimo Lastrucci

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