BLACKHAT

Usa, 2015 Regia Michael Mann Interpreti Chris Hemsworth, Viola Davis, John Ortiz, William Mapother, Manny Montana, Ritchie Coster Sceneggiatura Michael Mann, Morgan Davis Foehl Produzione Forward Pass, Legendary Pictures Distribuzione Universal Durata 2h e 15′

In sala dal 

12 marzo

Il nuovo film di Michael Mann è un thriller cibernetico e metropolitano, nel quale si combatte a colpi di pistola e bit. L’hacker Nicholas Hathaway (Chris Hemsworth) dà la caccia a un criminale informatico che ha attaccato la centrale nucleare di Hong Kong e la borsa di Chicago. A volerlo nel team che vede America e Cina collaborare contro un nemico comune è il suo vecchio compagno di università Chen Dawai (Lee-Hom Wang) affiancato dalla sorella Chen Lien (Wei Tang).

Blackhat si può vedere in un duplice modo. Se si va al cinema aspettandosi un thriller con super computer e un NERD che elabora stringhe di codice impensabili allora si rimarrà delusi. Chris Hemsworth, il fisicato attore americano di Thor, è tutt’altro che un cervellone magro, emaciato e con grandi occhiali da vista neri. In secondo luogo la trama è fantasiosa, si capisce immediatamente l’irrealtà della storia raccontata; Hathaway è un hacker che schiva proiettili e combatte come un addestratissimo 007. Mann quindi non si focalizza sull’intreccio, che a tratti scende nel ridicolo e suscita anche una certa ilarità. L’idea però che il regista vuole dare sul mondo degli cybercriminali, su quanto ormai la guerra planetaria si combatta a colpi di tastiera, l’ha trasmessa senza esagerazioni, anzi l’ha portata sul piano della realtà quotidiana e questo è un merito che bisogna dargli.
Se si guarda l’aspetto formale invece il film assume un altro significato: una panoramica su cavi e circuiti apre il lavoro di Mann, dal piccolo al piccolissimo, sino dentro ai più infinitesimali chip di un pc, metafora di quello che sarà poi l’intero film, con i protagonisti immersi nel vastissimo paesaggio urbano di Los Angeles, Hong Kong e Giacarta. L’uso da parte di Mann della camera digitale è magistrale. Le metropoli che riprende, i treni affollati, la moltitudine di volti, i colori vivi e accesi contrastano con i panorami naturali presenti soprattutto nella seconda parte del film. Entrambi conferiscono un senso di spaesamento, una solitudine profonda, umana, tipica dei nostri tempi. Si vede un studio e una ricerca di nuove prospettive e inquadrature, rallenta o velocizza i movimenti dei personaggi, il tutto volto a scatenare un sentimento di perdita nello spettatore. Un film non è soltanto trama, è emozione. In questo caso forse Mann ha esagerato, abbandonando completamente la logica concettuale per la suggestione visiva; le fascinazioni che i movimenti di macchina di un grande regista possono suscitare devono inevitabilmente fare i conti anche con la storia, che in questo caso è lacunosa.

Rudy Ciligot