BRIDGET JONES’S BABY

Dopo la rottura con Mark Darcy, Bridget Jones, ormai 43enne e nuovamente single, decide di concentrarsi sul suo lavoro di produttrice di un notiziario di punta e di circondarsi di vecchi e nuovi amici. Per una volta, Bridget ha tutto sotto controllo, ma continua a trascorrere i compleanni soffiando da sola sulle candeline. Poi la fortuna bussa alla sua porta e incontra un affascinante americano di nome Jack Qwant, il corteggiatore che il signor Darcy non è mai stato. Una notte di passione in un festival rock ed ecco che dopo poco Bridget scopre di essere incinta. Ma c’è un problema: non sa se il padre del bambino sià il nuovo flirt o il suo vecchio amore, rientrato nella sua vita grazie a un funerale e un battesimo.

Terzo capitolo della serie che vede protagonista l’acclamata eroina nata dalla penna di Helen Fielding, Bridget Jones’s Baby è una vera sorpresa. Importa ancora a qualcuno che Bridget riesca a dimagrire, a festeggiare il compleanno con l’uomo dei suoi sogni, a dimostrare a sua madre di essere all’altezza delle sue aspettative? Avranno pensato in tanti. Beh, la riposta è si. Conquistati peso forma e una maggiore autostima, almeno in campo professionale, Bridget è cresciuta ed è meno disposta a compatirsi. Quindi al diavolo Eric Carmen e la sua struggente All by myself e benvenuti agli House of Pain(!) con la più aggressiva Jump Around. Date queste premesse gli sceneggiatori (la stessa Fielding con Emma Thompson e Dan Mazer), a dispetto del pasticciato film precedente uscito nel lontano 2004, sono riusciti a trovare una nuova storia e un nuovo triangolo amoroso che le calzasse a pennello e Sharon Maguire ha diretto alla perfezione un pool di attori in gran forma. Senza nulla togliere ai tre protagonisti, un applauso speciale va proprio a Emma Thompson che nei panni della disincantata ginecologa di Bridget, recita le battute migliori del film.

Insomma, con la nuova Bridget, che nulla ha perso della sua romantica energia capace di trasformare ogni disastro in un trionfo, si ride, e tanto. Le goffaggini che la mettono in cattiva luce con il suo nuovo capo, una giovane donna fissata con il pop trash, sono ancora capaci di divertire, i suoi tentativi di conciliare i due presunti padri – il travolgente Jack, milionario inventore dell’”algoritmo dell’amore” e il ruvido ma irresistibile Mark – fino al fatidico esame del dna sono rocamboleschi e culminano dell’esilarante scena del corso pre-parto e in quella della corsa all’ospedale dove Bridget, che come una donna d’altri tempi non ha mai smesso di sognare il velo bianco e un bambino da cullare, fende in senso contrario un corteo di protesta femminista. Se il livello è questo, allora ben venga anche il quarto capitolo, “annunciato” dai titoli di un giornale nell’ultima scena del film.

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