ERA D’ESTATE

Estate 1985. Temendo per la loro incolumità, lo Stato trasporta i giudici Falcone e Borsellino – rispettivamente Beppe Fiorello e Massimo Popolizio – e le loro famiglie sull’isola dell’Asinara, sede del penitenziario. Lì vivranno mesi sotto scorta, in isolamento, aspettando da Palermo le carte promesse per istituire quello che poi sarà il famoso maxi-processo a Cosa Nostra. «Dopo il domicilio coatto, hanno istituito la vacanza coatta» è il commento sarcastico di chi deve accettare la situazione. Ma all’interno della famiglia Borsellino, tra i figli, qualcuno non si adatterà, sino a soffrirne particolarmente.

Era d’estate esce in occasione del triste e terribile anniversario della strage di Capaci, il 23 maggio 1992, in cui Giovanni Falcone e la moglie Francesca Morvillo persero la vita con i tre agenti di scorta Dicillo, Montanaro e Schifani. Fiorenza Infascelli racconta questa vicenda per molti aspetti surreale (tra i successivi effetti perversi e curiosi: il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria richiese poi ai due magistrati un rimborso spese e un indennizzo per il soggiorno trascorso) scegliendo un taglio originale e significativo: inazione, attesa e struggimento di nervi e di angoscia («Palermo ingoia tutto. Ingoierà pure questo») e grande attenzione alle ragioni/reazioni dei più giovani e inconsapevoli. Soprattutto quelle di Lucia Borsellino (Elvira Camarrone), adolescente, che non capisce e soffre sino ad ammalarsi seriamente. La sensibilità narrativa che le è sempre appartenuta (da Zuppa di pesce del 1992, ai tanti ritratti e documentari da lei firmati, compreso quel Pugni chiusi girato proprio all’Asinara) consente all’autrice uno sguardo contemporaneamente partecipe e non invasivo delle personalità dei protagonisti (che Popolizio, Fiorello, Solarino e Potenza disegnano senza sbavature ed eccessi) e molto rispettoso dell’intelligenza del pubblico. La fotografia di Fabio Cianchetti da parte sua inquadra, tra le ombre degli interni e l’azzurro insostenibile del mare a perdita sull’orizzonte, un allucinato e persin vagamente allegro clima di spaesamento e sospensione, per un risultato complessivamente riuscito e interessante. Speriamo non finisca con l’essere la solita perla gettata ai maiali.

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