FRÄULEIN – UNA FIABA D’INVERNO

Mentre i giornali e le televisioni non parlano d’altro che della tempesta solare che si è abbattuta sulla Terra, provocando sbalzi di corrente e d’umore, in un dimesso albergo nel bel mezzo degli innevati boschi del Südtirol c’è Regina (Lucia Mascino), una taciturna e scontrosa ”zitella” chiamata da tutto il paese Fräulein. Di lei si sa poco: vive con una gallina, Marilyn, indossa sempre un cappello di lana calato sul naso ed è di poche parole. Una mattina, alla porta della locanda bussa un bislacco turista, Walter (Christian De Sica), intenzionato a villeggiare nell’albergo di Regina nonostante le crepe sui muri e la polvere asfissiante. Così, tra i due, dopo le iniziali difficoltà, nascerà un catartico e sanificante rapporto.

La giovane Caterina Carone, classe 1982, fa quasi tutto da sola: si scrive il film, durante l’annuale Lab organizzato dalla Film Fund & Commission dell’Alto Adige, va alla ricerca di un estroso quanto impeccabile cast e, spinta da una dirompente voglia di cinema, lo dirige pure. Con un’idea: Fräulein deve essere una fiaba moderna su una principessa senza castello, con scarponi da underdog e nessun trucco color pastello sulle guance. E, per il ruolo da protagonista, pesca la delicata grinta di Lucia Mascino, principessa (dis)illusa dal tempo e dai ricordi impolverati, affiancandogli un mattatore della risata come Christian De Sica. Perfetto e garbato, lontano anni-luce dalle sue note maschere farsesche (e quanto vorremmo continuare a vederlo di più nel cinema autoriale, nel dramma, nella commedia tout court).

La coppia, strana ma bella, è il motore di questa favola mutata in un cinema tanto leggero quanto ricercato (pregevole la fotografia di Melanie Brugger e mai invasive le musiche originali di Giorgio Giampá) che sfiora i difetti naturali di un esordio alla regia, ma regala allo spettatore un film dalle tante letture, multiforme (malinconico poi allegro, drammatico poi comico), stratificato, come quando ci si veste d’inverno, aspettando un’altra primavera. E l’inverno, unito a una mistica tempesta solare, è la metafora che la regista puntella in primo piano: l’inverno che congela tutto, anno dopo anno. Nonostante il sole sia furioso e ancora più caldo. E i due protagonisti, se letti con attenzione, prendono queste interscambiabili parti: l’uno il sole (in tempesta), l’altro l’inverno. Entrambi accomunati da una bellissima voglia di sorridere e far sorridere chi li guarda. Fräulein – Una fiaba d’inverno meriterebbe solo per questo di essere visto. Un sorriso, mica poco.

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