IT FOLLOWS

Chi o che cosa fa strage di adolescenti? Uno per uno, un terrore sconosciuto si impadronisce di alcuni ragazzi di un altrimenti tranquillo sobborgo di città. È come una maledizione che si trasmette singolarmente, una creatura dai mille volti che ti raggiunge ovunque tu sia, rendendo inutile ogni tentativo di fuga o di difesa, uccidendoti in maniera orribile. Jay dopo una notte di sesso con Hugh si ritrova legata a una sedia con lui disperato che le comunica “adesso ce l’hai tu”. Riuscirà a difendersi?

L’ineluttabilità di una morte violenta ad andamento lento e per contagio sessuale. Come uno zombie implacabile e inarrestabile che ti segue e ti si avvicina non appena ti fermi. Non dice il secondo film scritto e diretto da David Robert Mitchell (il primo si intitola The Myth of American Sleepover, 2010), quando, come e dove sia nato questo circuito mostruoso – anzi pare che sia in progetto un sequel che racconti proprio come tutto abbia avuto inizio e spieghi anche le eventuali motivazioni della creatura serial killer – ma si incentra proprio sullo spaventoso meccanismo di attesa e arrivo della morte, inesplicata e cruenta, un loop che sembra non potere essere mai spezzato se non passando il testimone via sesso e condannando qualcun altro – magari una persona che si ama – alla crudele sorte.

L’idea è originale e, diversamente da meccanismi analoghi (alla The Ring per intenderci), l’angoscia dell’assurdità della cosa è una componente in più, punto di forza narrativo di un horror che possiede un innegabile carattere di originalità che il cast, composto tutto da poco noti (la protagonista Maika Monroe l’abbiamo rivista in La quinta onda e presto la reincontreremo nel sequel di Independence Day) asseconda con una plausibile freschezza emotiva. Non per nulla è stata una delle sorprese di Cannes 2014 (Settimana della Critica) e ha poi fatto incetta di premi e nomination per il mondo (a Deauville ha vinto il Premio dei critici). Girato in un cerchio relativamente ristretto di location nel Michigan, It Follows è con The Babadook il più intelligente film di paura di una stagione altrimenti piuttosto adagiata nell’ovvio. Speriamo che due rondini “facciano la primavera”.