LA TOMBA DELLE LUCCIOLE

Hotaru no haka, Giappone, 1988 Regia Isao Takahata Distribuzione Koch Media Durata 1h e 25′

In sala solo il 

10 e 11 novembre

«21 settembre 1945. Era la notte in cui sono morto ». Con queste parole il fantasma del 14enne Seita racconta i suoi ultimi tragici mesi di vita, rimasto orfano di madre dopo un bombardaento a Kobe, con il padre ufficiale su una nave in guerra e lui che cerca di sopravvivere con la sorellina di pochi anni Setsuko. Mal ospitati dai parenti, trascurati dagli adulti, preferiscono rifugiarsi tra le rovine in riva a un lago. Patiranno fame, malnutrizione e malattie, ma vivranno anche momenti di incommensurabile poeticità, tra le lucciole, gli animali e piccole gioie come le caramelle alla frutta di una confezione di latta.

Da un racconto di Akiyuki Nosaka scritto nel 1967 e parzialmente autobiografico, uno straziante cartoon, come solo i giapponesi possono concepire, specialmente quelli dello Studio Ghibli (nel cast tecnico spiccano tantissimi collaboratori del contemporaneo Il mio vicino Totoro). Diretto nel 1988 da Isao Takahata (animatore di Heidi, Marco (dagli Appenini alle Ande) e tanti altri episodi di serie tv per lo più sentimentali, mentre tra i lungometraggi lo segnaliamo per La storia della principessa splendente, 2013), il film è stato salutato ovunque con la commozione e la stima che merita, vincendo un Blue Ribbon nel 1989 e un premio per l’animazione al festival Internazionale per l’infanzia di Chicago nello stesso anno, accompagnato da un altro speciale, quanto mai azzeccato e speciale, per i Diritti dell’Infanzia. Per i giapponesi uno di quei film fondamentali che servono a non dimenticare il dolore provato a causa della guerra. Tanto è vero che nel 2005, a 60 anni dalla fine del conflitto, fu realizzata anche una versione live, con attori in carne ed ossa (ma raccontata dal punto di vista della zia), per la televisione.

Massimo Lastrucci

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