LA VITA È FACILE AD OCCHI CHIUSI

Vivir es fácil con los ojos cerrados, Spagna, 2015, Regia David Trueba Interpreti Javier Cámara, Ramón Fontserè, Natalia de Molina, Francesc Colomer, Jorge Sanz, Adriana Gil Distribuzione Exit Media Durata 1h e 08′

In sala dall’

8 ottobre

Il 1966 è magnifico, anche nella Spagna franchista. Antonio insegna inglese alle medie. Ed usa le canzoni dei Beatles – di cui è scatenato fan – per meglio farsi comprendere. Si dà il caso che in quel periodo John Lennon sia impegnato in Almeria a interpretare Come ho vinto la guerra, di Richard Lester. Il professore allora decide di partire con un registratorino, determinato a incontrarlo. Durante il viaggio, con la sua 850 Fiat raccoglie due autostoppisti in fuga da Madrid: una splendida ragazza, Belén, rimasta incinta e che vuole tornare a Malaga dalla madre e un sedicenne, Juanjo, scappato dal padre severissimo e poliziotto che gli vuole tagliare i capelli. L’improvvisato trio solidarizzerà e si coalizzerà per raggiungere i rispettivi obbiettivi.

Prima curiosità: il film è ispirato alla storia vera del professor Juan Carriòn che riuscì a incontrare sul set il suo mito John Lennon. Da quell’incontro, sarà che non sarà, i Beatles cominciarono a pubblicare i testi delle loro canzoni sulle copertine dei dischi. Carinissimo e scaltro (e con relativamente poche incongruenze storiche) nell’intrecciare con delicatezza la commedia, lo spirito e le tensioni del tempo – leggi il conformismo e lo stolido autoritarismo della maggioranza (in Spagna acuiti dal Franchismo e dall’arretratezza economica e culturale) – La vita è facile ad occhi chiusi prende dei versi dei Beatles a prestito per il titolo (azzeccatissimo nella sua ambivalenza) e nella Spagna frizzante di queste stagioni ha raccolto messe di premi (addirittura 6 i Goya – massima onoreficenza cinematografica iberica – vinti nel 2014). L’eclettico David Trueba, sceneggiatore-scrittore-regista, realizza una delle sue opere migliori tra le 7 in curriculum (infatti 3 Goya son per lui, citiamo però anche il debutto La buena vida, 1997 e Madrid 1987, 2011), potendo confidare sul contributo recitativo e fisico di Javier Camara, perfetto nel suo essere vero beat a dispetto del fisico tracagnotto e la calvizie (uno dei Goya è per lui mentre il quinto è andato alla solare esordiente Natalia de Molina). Ma occhio al sesto premio: è per le musiche. Saranno tipicamente anni ’60, direte voi. Non solo e non tanto: sono composte ed eseguite dal leggendario jazzista Pat Metheny, coadiuvato dal contrabbasso di Charlie Haden! Da soli valgono il biglietto.

Massimo Lastrucci

 

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