LIFE

Id., Usa, 2015 Regia Anton Corbijn Interpreti Dane DeHaan, Robert Pattinson, Alessandra Mastronardi Distribuzione Bim Durata 1h e 51′

In sala dall’

8 ottobre

A un passo dall’esplosione. Nel 1955 l’inquieto fotografo Dennis Stock incrocia a un party il cast dell’appena terminato e non ancora distribuito La valle dell’Eden. Il suo appartato protagonista, James “Jimmy” Dean lo incuriosisce. E decide di battersi per un reportage speciale tutto su questo complicato e affascinante giovane emergente, così poco hollywoodiano. Tra le nevi di New York e quelle dell’Indiana, la fine della love story tra l’attore e la Pier Angeli, il progetto Gioventù bruciata che avanza, quello straordinario fotoservizio su Life darà il suo contributo a proiettare il recalcitrante Dean tra i grandi miti del secolo. E aprire le porte a Stock per il fotogiornalismo di serie A.

Il difetto del film è quello dell’incombente “senno di poi” che stagna su tutta la sceneggiatura sino a imprigionare i personaggi. Sin dal momento in cui appare, James Dean/Dane DeHaan appare come il dio che sta rinunciando alla felicità e alla calda sicurezza del passato e a se stesso per consegnarsi indifeso alla fama e alla morte (ogni frase è una sentenza in stile beat). Senza contare che, un po’ come un album di figurine, Life sciorina apposta tutta una serie di apparizioni di simil sosia (dagli importanti Jack Warner/Ben Kingsley, Pier Angeli/Alessandra Mastronardi – che detto per  inciso se la cava benissimo anche in inglese – a Raymond Massey, Julie Harris, Natalie Wood, Eartha Kitt, Nick Ray, Elia Kazan e via elencando perché la lista non finisce qui). Intendiamoci: Anton Corbijn è un regista di talento, sia pure a intermittenza. Qui ad esempio sa trasmetterci la bellezza dell’inverno (urbano e campagnolo) con grande potenza e gusto visivo, così come certe modi di vita anni ’50, ma conferma di essere più portato alle atmosfere (vedi anche – a parte il suo film più bello, il biopic Control – i molto meno riusciti The American e La spia) che non alla tensione drammatica. Pattison, film per film, sta ingaggiando una strenua battaglia per non essere soltanto un bel faccino (e noi stiamo con lui) e DeHaan lo stesso per non ricordare sempre DiCaprio da giovane (e anche qui stiamo con lui). Nota finale: meravigliose le scelte delle musiche (a cura di Owen Pallett).

 

Massimo Lastrucci

 

 

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