MA MA

In Spagna lo hanno definito «El regreso de Penélope», ovvero l’improvvisa inversione di marcia della Cruz che, dopo blockbuster e film leggeri in inglese, come The Counselor, Zoolander 2 e Grimsby, ha deciso di ritornare a casa, a sei anni da Gli abbracci spezzati di Almodóvar, accettando quella che, più che una semplice pellicola, è una sfida. Convinta da Julio Médem, amico di famiglia e in passato già sul set con sua suocera (Pilar Bardem, mamma di Javier, era in Vacas, 1991), la Cruz nei centodieci minuti di Ma Ma (gioco di parole: máma in spagnolo significa mammella) demolisce sistematicamente il suo status di sex symbol, annicchilisce la sua femminilità, svela davanti allo specchio il suo corpo martoriato non risparmiandosi, e non risparmiandoci, nulla.

Prodotto dalla stessa Cruz assieme a Médem, Ma Ma è un film dolente e doloroso, che qualche cinico potrebbe liquidare come un «melodramma ricattatorio» e invece non è così, anzi. A differenza di molti titoli dell’ormai corposo filone del cancer movie – da Colpa delle stelle al terribile La custode di mia sorella – Médem cerca di tenere ancorata la storia al reale, al concreto, agganciando la vita di Magda a eventi veri, a quell’estate maledetta in cui tutto ha inizio, segnata dalla finale degli Europei vinta dalla Spagna nel 2012, con i volti di Iniesta, Sergio Ramos, Piqué a passare sullo schermo della televisione, gioia effimera dentro un dolore che, scopriremo, non avrà via d’uscita.

Dentro Ma Ma Médem mescola un po’ di tutto, ci sono elementi dell’almodrama tanto caro al buon Pedro (l’irresistibile dottore canterino, interpretato da Asier Etxeandía che si cimenta su Vivir, classico anni Settanta di Nino Bravo), gli incroci di destini sfortunati à la Iñárritu di 21 grammi, e sprazzi di neorealismo digitale, tra autobus affollati e ospedali pubblici. Detto questo, il film è letteralmente costruito su sguardi, dialoghi, espressioni, lacrime e sorrisi della coppia Cruz – Tosar, altro attore meraviglioso: due vite perdute e distrutte dal dolore che si ritrovano e si amano, sfidando anche la morte (qui c’è un pizzico di Parla con lei, ancora di Almodóvar), e arrivano a «prendere a calci il buio fino a fargli sputare luce», per dirla alla Bruce Cockburn. È vero, forse non tutto funziona, ma la Cruz con la sua parrucca, la sua voglia di mare, il suo sguardo e il cuore di Magda, è «una de esas mujeres que te habla de cosas de verdad». Dimenticate la tutina attillata di Zoolander 2: la vera Penélope è tutta qui.

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