Marlina – Omicida in quattro atti: la vendetta di una donna dal sapore western

Indonesia, Francia, Malesia, Thailandia, 2017 Regia Mouly Surya Interpreti Marsha Timothy, Dea Panendra, Egi Fedly, Yoga Pratama Distribuzione Lab 80 Film Durata 1h e 63’

Al cinema dal 18 gennaio 2018

IL FATTO – Nel cuore (arido) della campagna indonesiana. Marlina da poco vedova e ancora in attesa di seppellire il marito, riceve la visita inattesa di un losco figuro con spada e chitarrina che gli dice: “stasera ti spetta un bonus. Sette uomini”. Mentre i banditi gli stanno depredando gli animali, la donna prepara con lucida determinazione la sua difesa, una zuppa di pollo addizionata di bacche velenosissime.

L’OPINIONE – Il filo dell’orizzonte divide l’azzurro di un cielo tersissimo (preponderante) dal marroncino sabbioso della terra brulla. Non è un clima così poi distante da tanti western all’italiana che abbiamo goduto nei ’60 e curiosamente questo film franco-indonesiano-malese-thailandese di Mouly Surya (terza regia), con i piedi ben aggrappati alle radici del suo paese ma con entrambi gli occhi che strizzano al cinema occidentale (a partire dai titoli dei capitoli in inglese e dalla colonna sonora) un po’ ai film con Ringo e Sartana si ispira. Anzi, sarebbe proprio un quai western (con surplus di crime story) se non fosse per l’evidente autorialità formale colta e l’intenzionalità di una cineasta che tratteggia, sottolineando sin all’esplicito, la misera condizione delle donne e la loro veemente volontà di riscatto (oltre a Marlina ha un ruolo preponderante e positivo Novi, in attesa pressante di partorire e con un marito ignorante e geloso decisamente oltre il limite consentito). I maschi sono come minimo volgari e arroganti, le donne come dinamite pronta ad esplodere, la polizia impacciata e priva di mezzi. Potrebbe essere tranquillamente un aspro mondo quasi pre-moderno se telefonini, camion-autobus e moto non assolvessero una fondamentale funzione narrativa e non ci dicessero che è dell’oggi che qui si parla e si denuncia.

Proposto alla Quinzaine des Realizateurs all’ultimo Cannes (più un premio alla protagonista Marsha Timothy ottenuto al festival catalano di Sitges), Marlina viene ora meritoriamente distribuito in Italia dalla bergamasca Lab 80, riesumando una pratica culturale-distributiva, quella dell’attenzione al cinema terzomondista, che ci fece scoprire tante (troppe) stagioni fa sprazzi di cinema vitale, innovativo e non accovacciato sulle proprio convinzioni e cliches. Proprio come questo (pur manierato).

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