MR. HOLMES – IL MISTERO DEL CASO IRRISOLTO

Mr. Holmes Gran Bretagna/Usa, 2015 Regia Bill Condon Interpreti Ian McKellen, Laura Linney, Milo Parker, Hattie Morahan Distribuzione Videa Durata 1h e 44′

In sala dal

19 novembre

Siamo nel 1947, l’Inghilterra si lecca le ferite di guerra e Sherlock Holmes è un acciaccato vegliardo di 93 anni, dalla mente vacillante quanto il fisico. Rifugiatosi nel Sussex, nella sua casa di campagna gestita dalla vedova Munro – con un figlio Roger pre-adolescente – a coltivare la sua passione di apicultore, cercherà altresì di ricostruire l’ultimo caso della sua carriera, rimasto irrisolto e manipolato nella ricostruzione letteraria dal dr. Watson. Ma fatica a ricordarsi e pappa reale o pepe del Sichuan sono di aiuto relativo. Lo sarà di più il giovanissimo Roger, affascinato da quell’uomo vecchio e malandato ma a sprazzi ancor brillante.

Ha dichiarato Ian McKellen: «Non ho mai avuto particolare desiderio di interpretare Sherlock Holmes, ma questo è Sherlock in un posto molto particolare… ha quasi 100 anni, è in pensione ed è più un apicoltore che un detective ». Ed è esattamente questa la chiave per leggere un film che è appena appena screziato di giallo e di mistery, adattamento di un romanzo di Mitch Cullin (ed. Neri Pozza, € 16,50). Piuttosto è la storia di un uomo che impara il significato dei sentimenti proprio al crepuscolo della vita. Un “non è mai troppo tardi” per sapere di aver (quasi) amato e per cominciare a voler bene. Un intelligente dramma psicologico in costume british (con tutti i vezzi e controvezzi della tradizione) e con un Sherlock Holmes strappato dal mito letterario per essere umanizzato, fragile e fallibile. E Ian McKellen, persino invecchiato rispetto alla sua già robusta età (76 anni), cesella sui movimenti lenti dell’animo, sulle bizzosità della tardissima età, sui ricordi che sono più vividi degli scricchiolii del presente. Una magnifica prova da Grande Attore, con Laura Linney, spiccia signora di campagna capace di stargli assolutamente al passo. Ovvio che sia un film da té e pasticcini alle quattro, ma Bill Condon, che quando non fa Twilight: Breaking Dawn sa lavorare anche di fino sulla storia e sulla cronaca (Demoni e dei, 1998, Kinsey, 2004, Dreamgirls, 2006, Il quinto potere, 2013), lo tiene bene in equilibrio sul filo del’emotività, con le smancerie trattenute come si confà al carattere riservato e caustico di Mr. Sherlock Holmes.

Massimo Lastrucci

 

 

 

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