PER AMOR VOSTRO

Id., Italia/Francia, 2015 Regia Giuseppe M. Gaudino Interpreti Valeria Golino, Massimiliano Gallo, Adriano Giannini Distribuzione Officine UBU Durata 1h e 50′In sala dal 

17 settembre

Nonostante il suo passato “combattivo”, Anna sembra ora subire passivamente la vita che le scivola addosso. Un marito fallito, violento e criminale, tre figli di cui uno sordomuto, un lavoro arraffato di recente come “suggeritrice” in uno studio cine-televisivo cui si applica con dedizione totale. Ha tanti sogni (e incubi) Anna, e la colpa di non reagire a quel che le succede attorno, tra le mura domestiche, nel condominio, sul set dove cede alla corte del primo attore, il fascinoso ed equivoco Marco Migliaccio. L’accavallarsi catastrofico degli avvenimenti la obbligheranno a reagire. Come?

Sul filo rosso di un dramma familiare e criminale, con al centro una moglie e madre troppo abituata a subire e a sognare (una magnifica Valeria Golino in una interpretazione maiuscola, probabilmente il vertice della sua carriera e il Premio per la recitazione a Venezia è una giusta sottolineatura), Giuseppe M. Gaudino (tanti documentari e un solo lungometraggio di finzione nel 1997, peraltro notevole: Giro di lune tra terra e mare) realizza un’opera di rara originalità formale. Sonoro, immagine, montaggio, piroette tra realismo e sogno: tutto contribuisce a fare di Per amor vostro un trip fragoroso e inebriante, tra la visceralità del folclore, la sanguigna melodrammaticità di istinti e comportamenti e la sofisticata costruzione della forma, aperta a visioni multiple e stratificate. Usa con rabbia materiale cinematografico fatto di suggestioni pop (il Quartetto Cetra impazza e ci fa felici), teatralità naif e popolare, ipermodernità digitale e poi inquadrature “addosso” e mitragliate di dettagli alternati e illuminanti. Insomma in mezzo a questo bombardamento di segni visivi e sonori è comprensibile restarne alla fine frastornati, ma è anche impossibile non ammirare la concezione, l’energia e la bellezza di così tante invenzioni linguistiche qui stipate.

Massimo Lastrucci