PREMONITIONS

Id.,Usa, 2015, Regia Afonso Poyart, Interpreti Anthony Hopkins, Colin Farrell, Distribuzione Adler Entertainment, Durata 1h e 41’ 

In sala dal

12 novembre

Una serie di omicidi assurdi, un messaggio enigmatico: all’Agente Speciale FBI Joe Merrywether non resta che ricorrere all’amico ed ex collega, il dottor John Clancy, ora in pensione. Il fatto è che questi ha capacità sensitive straordinarie, il problema è peraltro che dopo la dolorosissima morte della figlia (per leucemia), si è chiuso in se stesso, abbandonato anche dalla moglie. L’ex partner e la psicologa poliziotta Katherine Cowles riescono però a fargli cambiare idea e lo inducono a interessarsi al caso. Anche perché, al contatto con la ragazza, ha avuto visioni molto inquietanti che grondano letteralmente sangue.

Parte come un’indagine su un serial killer, di quelle con tutti i crismi, quasi come quelle che siamo soliti goderci a puntate sul divano davanti alla tv. Indizi, mancanza di moventi, immagini lugubri e accuratamente raffinate, personaggi dalla psiche o dall’animo ferito, inquietanti promesse di tragedie future. Insomma si intuiscono i motivi per cui il produttore Beau Flynn abbia opzionato il copione firmato da Sean Bailey (Maleficient) e Ted Griffin (Ocean’s Eleven) e l’abbia offerto ad Alfonso Poyart, cineasta brasiliano di buone referenze in patria (2 coelhos) e grandi ambizioni in America. Qui oltretutto, con la scusa dello psicothriller, lancia una serie di provocazioni sul tema dell’eutanasia che potrebbero stimolare anche qualche riflessione. Peccato che poi “sbraghi” nella seconda parte con un duello a colpi di chi intraveda di più nel futuro, di “io so che tu sai che io so che tu sai ecc. ecc.” e finisca a effetti speciali e baracconate in stile Nicolas Cage movie (simpatico sì, sino alla scult movie, ma le premesse lasciavano sperare in altro). Hopkins e Farrell lavorano a velocità di crociera, senza strafare ma anche con professionale serietà, colpisce di più semmai Jeffrey Dean Morgan, virile ma senza machismi, e con una gran voglia di sorridere che si intravede a ogni inquadratura.

Massimo Lastrucci

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