SEI MAI STATA SULLA LUNA?

Italia, 2015 Regia Paolo Genovese Interpreti Raoul Bova, Liz Solari, Sabrina Impacciatore, Neri Marcorè, Giulia Michelini, Sergio Rubini, Emilio Solfrizzi, Pietro Sermonti Sceneggiatura Paolo Genovese, Gualtiero Rosella, Pietro Calderoni Produzione Pepito Distribuzione 01 Durata 1h e 59′

Guia, 30 anni, lavora in una prestigiosa rivista internazionale di moda, guida una spider, viaggia in jet privato tra Milano e Parigi. Quando è costretta a raggiungere Nardò, in Puglia, per mettere in vendita la masseria appena ereditata, scopre che il casale è abitato dal cugino autistico Pino e da Renzo, che si occupa dei campi e degli animali. Quella che sembrava una faccenda da sbrigare in poche ore si trasforma in un viaggio che cambierà per sempre la vita di Guia.

Che cosa è successo a Paolo Genovese? Il regista che ci aveva divertito con La banda dei Babbi Natale e che ci aveva colpito al cuore con una commedia amarissima e davvero insolita (finalmente!) nel panorama del cinema italiano, La famiglia perfetta? Un passo indietro lo aveva già fatto con Tutta colpa di Freud, assai mano coraggioso del film precedente, ma questa volta, con “una commedia sentimentale e ironica sospesa tra città e campagna”, come la definisce egli stesso, il regista fa un vero e proprio capitombolo precipitando in una palude di luoghi comuni. Sei mai stata sulla Luna? è davvero il festival del cliché: la campagna che ci riavvicina a noi stessi, il bisogno di liberarsi dalla prigionia del proprio ruolo, le spregiudicate donne del nord e gli antichi uomini del sud, l’autistico e il bambino che si accorgono di tutto, l’amore che abbiamo sotto il naso e di cui non ci accorgiamo, mogli e buoi dei paesi tuoi. Per non parlare del fatto che a quasi 20 anni da Il ciclone abbiamo ancora bisogno della bella straniera che arriva a gettare scompiglio. Certo, Solfrizzi e Rubini, baristi concorrenti, fanno ridere, e Sabrina Impacciatore non è da meno. Ma non basta. Si comincia come in un film dei Vanzina, sulle note di Black Horse and the Cherry Tree e con le immagini di una scoppiettante Milano che non esiste più. E si prosegue tra situazioni e dialoghi più adatti a una modesta fiction televisiva che a una commedia cinematografica, scandita di hit musicali a intervalli precisi. Inesorabilmente, fino allo stucchevole lieto fine.

Alessandra De Luca

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