“Smetto quando voglio – Ad Honorem”, la recensione

Italia, 2017 Regia Sydney Sibilia Interpreti Edoardo Leo, Valerio Aprea, Paolo Calabresi, Libero De Rienzo, Stefano Fresi, Lorenzo Lavia, Pietro Sermonti, Marco Bonini, Rosario Lisma, Giampaolo Morelli, Peppe Barra, Greta Scarano, Luigi Lo Cascio, Valeria Solarino, Neri Marcorè Distribuzione 01 Distribution Durata 1h e 36’

Al cinema dal 30 novembre 2017

IL FATTO – Incarcerati e sparpagliati nelle varie prigioni d’Italia, la banda di laureati guidata dal neurobiologo Pietro Zinni non ha ancora finito “la sua missione”. Quando il professore intuisce dove il suo nemico, il professor Mercurio, ha intenzione di usare il gas nervino, contatta nientemeno che il terribile “Er Murena” (vedi primo episodio) a Rebibbia, raduna i suoi amici e organizza un incredibile evasione per sventare la minaccia.

L’OPINIONE – Episodio conclusivo (o no?) di una perlomeno inconsueta action-social-comedy all’italiana, la terza avventura di Edoardo Leo & co. prova a mantenere inalterati spiritaccio e senso del ritmo. Riuscendovi. Certo sarebbe quasi chieder troppo una trama senza buchi, il plot è decisamente oltre il credibile ma va bene così. Situazioni assurde, il riuso calcolato dei cliché del genere action più quelli “fuga dal carcere” con però impegnati volti più noti nella commedia (citiamo almeno l’ottimo Marcoré) o nel dramma politico (Lo Cascio), battute che funzionano (del rivale in amore, Leo/Zinni dice che è “l’unico Medico Senza Frontiere che non esce mai dal raccordo anulare”) e altre invece calcate lì a viva forza.

Spiritosi quelli della banda, con Stefano Fresi/Petrelli che si esibisce nel “Barbiere di Siviglia” al teatro del carcere per il godimento del direttore, il mitico Peppe Barra. Insomma, anche se si sa che si sta solo scherzando, che sappiamo come andrà a finire, che di originale c’è ben poco, Sidney Sibilia esegue al quasi meglio un compito non facile (il terzo episodio di ogni serie è quasi sempre il più fiacco e rimaneggiato e qui questo non accade). Innocuo, leggero (con però un sottotema, quello del precariato intellettuale che tale non è), ma molto simpatico.

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