UN MERCOLEDÌ DI MAGGIO

Un annuncio pubblicitario particolarmente originale, pubblicato un mercoledì mattina su un quotidiano di Teheran, raccoglie una piccola folla di persone in una piazza. Tutti sperano che l’uomo, intenzionato a donare una grossa somma di denaro a una persona particolarmente bisognosa, possa essere la soluzione ai loro problemi. La polizia controlla la folla cercando di calmarla e di disperdere le persone. Nonostante le insistenze della polizia due donne non abbandonano la piazza. Leila, ex fidanzata di Jalal, ha bisogno di quei soldi per pagare le cure del marito gravemente malato mentre Setareh potrebbe far rilasciare il marito ingiustamente detenuto in carcere.

Atto d’accusa contro la società iraniana (ma non solo) e i suoi governanti, colpevoli di non rendere partecipi i cittadini di risorse e benessere, Un mercoledì di maggio opera prima del quarantenne Vahid Jalilvand, premio Fipresci alla scorsa Mostra del Cinema di Venezia dove il film è stato presentato nella sezione Orizzonti, è anche un tributo all’essere umano che soffre e si rispecchia nel dolore altrui, al punto da compiere straordinari gesti di generosità. Ancora una volta il cinema iraniano affida alle donne il compito di dare voce a storie di ordinaria ingiustizia e al tempo stesso di rimandare simbolicamente a una dimensione più universale, quella di un’umanità al quale ogni accesso alla felicità è negato. La voglia di accumulare situazioni il più possibile esemplari penalizza la scorrevolezza di una narrazione che tende ad essere talvolta eccessivamente allegorica, ma le due protagoniste hanno la forza di riancorarci ogni volta alla realtà.

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