VIVIANE

id, Israele/Germania/Francia, 2014 Regia e sceneggiatura Ronit e Shlomi Elkabetz Interpreti Ronit Elkabetz, Simon Abkarian Produzione Sandrine Brauer, Denis Carot, Shlomi Elkabets, Marie Masmonteil Distribuzione Parthenos Durata 1h e 55′

In sala dal 

27 novembre

Viviane è decisa a ottenere il divorzio dal marito Elisha Amsalem e per questo lo attende al tribunale rabbinico, l’unico che in Israele, dove le unioni sono solo religiose, può ratificare la fine di un matrimonio. Ma per quanto la donna viva fuori di casa da oltre tre anni, Elisha non vuole lasciarla andare e a causa delle sue assenze e dei suoi rifiuti, il divorzio viene rimandato di mese in mese, tra avvocati, parenti e amici chiamati a testimoniare per ben cinque anni sullo stato di salute della coppia, sulle ragioni dell’uno e dell’altra.

Sceneggiato, diretto e interpretato da Ronit Elkabets con il fratello Shlomi e ambientato tra la claustrofobica aula del tribunale e l’altrettanto angusta sala di aspetto, Viviane, terzo capitolo di una trilogia iniziata nel 2004 con To Take a Wife e proseguita nel 2008 con Seven Days, ci riporta a Una separazione dell’iraniano Farhadi, regalandoci uno dei ritratti femminili più forti e interessanti degli ultimi anni e innervando un serrato court drama di parentesi comiche e surreali. Se anche Elisha ha le sue ragioni, lo spettatore, che apprenderà poco a poco le motivazioni della richiesta di divorzio, non può che schierarsi dalla parte di Viviane che lotta con tutte le sue forze per ribellarsi all’ortodossia religiosa del Elisha, a una società che vuole la moglie sottomessa al marito, a regole familiari che privano le donne, imprigionate dalla legge, della propria dignità. Una battaglia condotta con determinazione e coraggio, restituita sullo schermo con asciutta tensione e una capacità di racconto che inchioda lo spettatore alla poltrona.

Alessandra De Luca

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