Volami via, la recensione del film di Christophe Barratier

Envole moi, Francia, 2020 Regia Christophe Barratier Interpreti Victor Belmondo, Yoann Eloundou, Gerard Lanvin, Distribuzione I Wonder Pictures Durata 1h e 31

Volami via

Thomas sulla soglia dei trent’anni è un giovane uomo viziato e senza una prospettiva. Dopo l’ennesima bravata notturna, il padre, un chirurgo spinale di fama mondiale, decide di dargli un ultimatum: o diventa un uomo responsabile, oppure dovrà cavarsela da solo. Gli affida così un incarico molto delicato: far tornare la voglia di vivere a un suo giovane paziente.

Quasi amici è stato un film cardine nella cinematografia del dolore degli ultimi anni. La malattia che diventa oggetto centrale per una commedia, trasformandosi di fatto in un sottogenere dalle varie diramazioni.

D’altronde, l’unione tra lacrime e sorriso è una combinazione vincente e funziona anche in questa variazione sul tema, Volami via, in cui la formula viene potenziata dando a un giovanissimo il ruolo del malato, con tutto quello che ne consegue.

Christophe Barratier, regista che aveva conosciuto il successo internazionale con il suo primo film, Les Choristes (candidato all’Oscar come miglior film straniero e per la colonna sonora), costruisce bene il rapporto tra questi due personaggi in cerca di un futuro, alternando con sapienza gioie e dolori e dando a entrambi un percorso di crescita coerente.

Da sceneggiatore navigato, gioca il giusto con i sentimenti e si ferma sempre un attimo prima di scadere nel pietismo, infarcendo anche il film di una discreta sfilza di marchi per un intelligente product placement che si integra perfettamente con i percorsi di entrambi i personaggi.

Manca forse un po’ di sana cattiveria politicamente scorretta, che avrebbe probabilmente dato a Volami via una marcia in più, ma anche un senso diverso della vita.

Ottima la coppia protagonista, l’esordiente Yoann Eloundou è perfetto nei panni del giovane malato, mentre lo scapestrato redento Victor Belmondo tradisce in alcuni momenti la sfacciataggine del nonno Jean-Paul. E continuare ad avere un Belmondo nel cinema francese è comunque una bella cosa.

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