Your Honor – Recensione

Bugie, inganni, colpi di scena e scelte impossibili. La nostra recensione di "Your Honor", la serie con Bryan Cranston disponibile su Sky.

È sempre un segnale da non trascurare quando durante la visione di una storia si sente addirittura l’esigenza di mettere in pausa il decoder per il timore che la scena alla quale si sta assistendo prenda una piega tremendamente sfavorevole per il protagonista. Vuol dire che quella storia ci ha coinvolti, e che ce ne sentiamo in qualche modo parte.

Capita – a ripetizione – con Your Honor, la serie di Sky Atlantic e Now Tv in 10 puntate che riporta in tv Brian Cranston, l’eroe di Breaking Bad. L’atmosfera, e l’intreccio, ricordano alla lontana quelli di The Night Of, la strepitosa (e premiatissima) serie con John Turturro che tenne banco cinque anni fa. Non è un caso: entrambe sono state scritte da Peter Moffat, uno dei nuovi guru israeliani della serialità.

Il meccanismo è simile, anche se percorre la strada opposta. In The Night of c’è un giovane sprovveduto che in una New York caliginosa, sporca, notturna fa di tutto per confermare i sospetti di essere addirittura l’omicida di una ragazza con cui aveva passato la notte, innescando una catena di eventi sempre più importanti che sembrano avvicinarlo a grandi passi verso il baratro.

(L-R): Hunter Doohan as Adam Desiato and Bryan Cranston as Michael Desiato in YOUR HONOR, “Part Two”. Photo Credit: Skip Bolen/SHOWTIME.

In Your Honor, invece, il figlio 17enne, sensibile e ben educato (Hunter Doohan), di uno stimatissimo giudice di New Orleans si rende colpevole di un omicidio stradale proprio mentre va a portare fiori sul luogo in cui l’anno prima la madre era scomparsa di morte violenta. Solo che quando il padre (uno strepitoso Cranston, appunto), lo accompagna a costituirsi, si rendono conto che la vittima è il figlio del più crudele boss della città (a interpretarlo è Michael Stuhlbarg, l’Arnold Rothstein di Boardwalk Empire), e l’integerrimo giudice capisce che l’unico modo per proteggere il figlio da morte sicura è cancellare ogni traccia delle sue responsabilità. Solo che, mentre Cranston utilizza per una volta influenza, conoscenze, ed esperienza per proteggere il suo ragazzo, tradendo nel nome dell’amore paterno le convinzioni di una vita, il figlio, proprio perché allevato nell’idea di giustizia e rispetto per il prossimo, non vuole essere salvato. E commette una serie di azioni che avvicinano entrambi sempre più alla rovina.

Innescando una serie di reazioni a catena che coinvolgono politici, investigatori e criminali rivali del boss e trasformano una morte accidentale nella scintilla di un incendio che rischia di travolgere l’intera città, una New Orleans invernale, dall’aria malsana, percorsa da tensioni razziali. La storia (ben scritta e ben girata) è credibile. È per questo che ogni volta che il figlio commette un altro atto verso la sua rovina, e il padre per proteggerlo discende con la sua aria intelligente e perbene un nuovo gradino verso la negazione di ogni sua convinzione e codice di comportamento, il riflesso che scatta è di mettere in pausa. Alle prese con una domanda sempre più urgente: io cosa farei al loro posto?

Lorenzo Fiamingo

RASSEGNA PANORAMICA
VOTO

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