Rocketman, il racconto dell’ascesa di Elton John

Rocketman

Cos’è Rocketman? Il film su Elton John, certo, ma non un normale biopic. D’altronde la vita sopra le righe e la musica della popstar al centro della narrazione non potevano essere contenute, ingabbiate o inscatolate in un film biografico musicale classico o in una replica drammatica, frammenti di vita spericolata e canzoni.

Qui si mescolano piuttosto invenzioni e spaesamenti (salti temporali, improvvisi cambi di tono), verità e invenzione (numeri da musical inattesi), realtà e sogno a occhi aperti: Elton vede se stesso al pianoforte sul fondo della piscina o si libra in volo mentre suona su un palco, il pubblico sospeso in aria. Rocketman racconta-immagina-reinventa come Elton John è diventato Elton John, coprendo principalmente la prima fase della vita e della carriera dell’artista inglese. Deve il titolo a una delle canzoni più celebri del cantante e porta la firma di Dexter Fletcher, già produttore esecutivo e (in parte) regista del successo planetario Bohemian Rhapsody (ha sostituito Bryan Singer dietro alla macchina da presa, dopo il licenziamento di quest’ultimo da parte della Fox).

 

Fletcher definisce così la sua nuova creatura in sala dal 29 maggio: «È un musical! Utilizziamo la musica dell’uomo di cui raccontiamo la storia, proprio per riuscire raccontare “quella storia”…». Il gioco di parole rende piuttosto efficacemente l’idea di un cinema che è quasi un concept album o un flusso di coscienza che mette a fuoco l’arte e la vita (incontenibile) del musicista. S’intrecciano dunque sequenze parlate, ricordi d’infanzia (quando Elton era ancora il timido ragazzino impacciato, un po’ alla Billy Elliot, Reginald Dwight, poi giovane adulto a comporre canzoni), i primi successi, gli eccessi pericolosi (abuso di alcol e sostanze che lo fanno cadere sul fondo della piscina dopo un festino) e quelli più innocui, ovvero l’invenzione di un look glam iperkitsch.

 

Un look mai spinto così all’estremo, in un tripudio di lustrini, paillette, piume di struzzo, scarpe vistose e una quantità indicibile di occhiali da sole coloratissimi. E, soprattutto, si alternano maestosi e sgargianti numeri musicali, anche con centinaia di comparse (la sequenza in strada con Reggie bambino, la scena al luna park…), come nei
classici del musical, appunto. Al pari della sua musica, la grazia dei versi e delle melodie in
netto contrasto con il look eccessivo. «Il produttore Matthew Vaughn, regista di Kingsman», osserva Fletcher, «mi ha segnalato quanto Taron Egerton fosse portato per il
canto. Lo aveva già fatto per un altro mio film, Eddie the Eagle – Il coraggio della follia, ma
qui si trattava di reinterpretare tutti i successi di una delle voci più belle e amate della musica. Eppure ce l’ha fatta! È davvero incredibile come Taron riesca ad apparire tosto e al contempo fragile, proprio come Elton John!».

 

 

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The stars of #Rocketman have touched down in #Cannes!

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L’ex Kingsman ed ex Robin Hood, Egerton, aveva già incrociato il musicista proprio sul
set del secondo capitolo di Kingsman (Il cerchio d’oro). Per l’occasione, l’attore ri-canta e
reinterpreta a modo suo i successi più popolari. Il poeta, paroliere e collaboratore di John, Bernie Taupin, ha il volto dell’ex giovanissimo ballerino Billy Elliot, Jamie Bell, mentre Richard Madden interpreta il manager ed ex amico del musicista, John Reid. Produce David Furnish, compagno storico e – dal 2014 – marito dell’artista. Per usare alcuni versi piuttosto noti di Tiny Dancer: «Dovresti averla vista/Ballare sulla sabbia/Ora lei in me/Sempre con me/Piccola ballerina nella mia mano/ Oh è così irreale…». Ma cosa è reale? In Rocketman il gioco sta proprio nel lasciarsi confondere dalla sovrapposizione di verità e fantasia estrema.

Luca Barnabé