ROMAFF11, “3 GENERATIONS”: LA LOTTA DI ELLE FANNING PER CAMBIARE SESSO

Ramona è Ray (Elle Fanning). O meglio, vorrebbe diventarlo. Costretta in un corpo femminile che non ha mai sentito suo, la sedicenne ha deciso, supportata dalla madre Maggie (Naomi Watts), di intraprendere il percorso medico per cambiare sesso. Una scelta intima e consapevole dalla quale è separata, però, solo da una firma su un pezzo di carta che la burocrazia vuole firmata da entrambi i genitori data la sua minore età. Peccato che Ray non veda il padre da oltre dieci anni e siano l’uno per l’altra due perfetti estranei. «Le dinamiche familiari sono il vero centro del film. Spero che il messaggio arrivi» si affretta a sottolineare la regista Gaby Dellal durante la conferenza stampa «Sono parte di una famiglia. Sono stata figlia e sono madre, anche se non di un figlio transgender. Ma per questo film sono partita proprio da un punto di vista materno e mi sono documentata, incontrando persone che hanno attraversato o stanno vivendo questo percorso».

Presentato in anteprima durante il Toronto International Film Festival dello scorso anno, 3 Generations, che arriverà nelle nostre sale a fine novembre grazie a Videa, è il primo film in concorso di Alice nella Città, sezione parallela e autonoma della Festa del Cinema. Sorretta da un cast di talenti (quasi) tutto al femminile, da Elle Fanning – «È stata la mia prima scelta anche se avrei voluto fare provini anche a ragazzi transgender ma ho pensato che avrei avuto problemi nella rappresentazione della fase precedente al cambiamento» – a Naomi Watts passando per Susan Sarandon nel ruolo di Dolly, nonna gay di Ray e manager musicale di talento, la pellicola, dimostra come «la normalità è qualcosa di relativo». «Cos’è normale? Viviamo tutti in famiglie disfunzionali che per noi però non lo sono e credo che questo permetta agli spettatori di immedesimarsi con Ray anche se non si vive la medesima situazione» racconta la Dellal.

L’obiettivo narrativo della regista si posa proprio su questo. Raccontare tre donne, molto diverse tra di loro, e mostrarne l’interazione nella quotidianità di un nucleo familiare, trovando l’equilibrio tra commedia e dramma. «Per me è importante fare film che non ti abbattano. Ray si identificava come un ragazzo sin da quando era piccolo. Per lui non è una situazione drammatica a differenza della sua famiglia che deve venire a patti con questo cambiamento», continua la cineasta, «L’umorismo serve per mostrare questa quotidianità. Ognuno di noi, nelle nostre difficoltà, vive momenti di ilarità e ho sentito il bisogno di bilanciare tra questi due aspetti». 3 Generations, inoltre, trattando un tema così attuale – basterebbe anche solo guardare a reality, film o serie tv come I am Cait, The Danish Girl e Transparent – permette di aprire un dibattito e aprire la mente a chi ancora è all’oscuro sull’argomento. «Molte più persone ora in America stanno iniziando a intraprendere il percorso e a rivelarsi perché si sentono più liberi e accettati» dichiara la Dellal che racconta, inoltre, un episodio personale capace di riassumere al meglio l’influenza del cinema, e dell’arte in generale, sul nostro modo di vedere il mondo. «Mio fratello ha visto il film e non sapeva nulla della tematica. Usciti dalla sala mi ha detto che il problema di Ray era la mancanza di una figura paterna. Una visione tradizionalista. Quattro ore dopo mi ha chiamato dicendomi che in taxi aveva pianto durante tutto il tragitto di ritorno e che sei uno dei suoi figli avesse voluto fare quel percorso lo avrebbe supportato. Il suo punto di vista era cambiato grazie alla storia di Ray.»