ROMAFF11, “NAPLES ’44”: LA FOTOGRAFIA DELLA MEMORIA

Una fotografia in bianco e nero, che poi diventa a colori e viceversa. Ieri come oggi, una delle capitali del Sud del Mondo, pullulava e pullula di vita, di colori, di personaggi impossibili da dimenticare. Figuriamoci se siamo sul finire della Seconda Guerra, quando ormai le Truppe Alleate sono entrate e la pace è un po’ più vicina. Tra i soldati che nel 1943 arrivarono a Napoli c’era anche Norman Lewis, britannico, unito alla Quinta Armata Americana, che non aveva mai sparato un colpo di pistola. Quella città, posta sotto un vulcano dormiente, rasa al suolo dalle bombe nemiche, dalla crudeltà insensata, era ormai in una contro-guerra fatta di carestie, infezioni, denutrizione. Eppure, in mezzo ad un nuovo Medioevo, la vita c’era ancora. Lewis, stupido da ciò che vide a Napoli durante la sua permanenza, scrisse tutto su un taccuino divenuto poi un libro, ovvero Napoli ’44, pubblicato nel 1978. Oggi, quella fotografia della memoria, diventa un flusso d’immagini raccontate nel documentario Naples ’44, diretto da Francesco Patierno e narrato da una voce d’eccezione, Benedict Cumberbatch.

Britannico come Lewis, Cumberbatch si posa dolcemente sulle parole dell’autore, dando loro un’enorme forza, ampliata dalle immagini di una Napoli sventrata ma non solo. Perché, Patierno, per raccontare vita, morte e miracoli di quel periodo, attinge anche alla grande cinematografia italiana. «Un ritratto fedele ed equilibrato», dice il regista a proposito del suo lavoro, «Mi ci sono ritrovato, perché raccontando il passato si tocca il presente. Come l’ho realizzato? Mi piace procedere in nuove forme di narrazioni». Ecco quindi, sapientemente montante, sequenze del Paisà di Rossellini, di Napoli Milionaria di De Filippo e ancora de Le Quattro Giornate di Napoli di Nanni Loy.

Tutto ciò – la storia d’Italia, la storia del Sud, la storia sociologica di una città unica nel suo genere – rende il film un insieme di sensazioni forti, dove le linee temporali si fondono in una sola, in cui la calda voce dell’attore inglese (è un vero e proprio piacere per le orecchie sentire la sua pronuncia su termini come ”pastiera napoletana”, Vesuvio, ”San Gennaro”) musica – aiutata dagli splendidi pezzi di Andrea Guerra – questo viaggio nel tempo e nei colori di Napoli, con lo spirito di Norma Lewis che abbraccia i volti dimenticati e le rovine silenziose, ricordando a tutti che nulla è scontato e che l’anima napoletana, in un modo o nell’altro, non può non lasciare un graffio sul cuore.